Gioco
Alle Sefi una lezione sull’antisemitismo, i ragazzi delle scuole incontrano Istoreco
Mattinata di riflessione legata al Giorno della memoria Il vicesindaco: «La Shoah non sia una riga sui libri di storia»
campiglia. «Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario». Il vicesindaco Iacopo Bernardini ha citato Primo Levi per salutare gli studenti della scuola secondaria di primo grado riuniti alla sala Sefi di Venturina Terme per una mattinata di approfondimento e riflessione legata al Giorno della memoria organizzata dal Comune in collaborazione con l’Istoreco Livorno.
In apertura ha partecipato la dirigente scolastica Maria Elena Frongillo per un breve saluto. «Partendo dalle nuove generazioni – ha osservato Bernardini – possiamo costruire un futuro migliore e non ci possiamo permettere, come ha detto la senatrice Liliana Segre, che la Shoah diventi una riga sui libri di storia una volta che, inevitabilmente, saranno scomparsi i testimoni diretti, perché dobbiamo pensare che la nostra civile Europa, non più di 80 anni fa, fu capace di progettare e perpetrare questo orrore, dobbiamo fare in modo che questo non si ripeta».
A seguire è intervenuto l’assessore alle politiche culturali Gianluca Camerini invitando i ragazzi a riflettere: «Il nazismo è morto per sempre oppure, nel 2020, rappresenta ancora una minaccia? Per rispondere occorre, prima di tutto, avere ben chiaro in testa il significato di nazismo – ha detto – il nazismo non è soltanto un movimento politico del passato, per me il nazismo è, prima di tutto, uno stato d’animo umano. Il branco che ci rende stupidi imponendoci scelte sbagliate per noi e per gli altri». E quindi, in sintesi ha fatto appello perché si rifiuti il branco e s’impari invece a fare gruppo, ad essere una squadra, nella quale tutti sono utili ma nessuno è indispensabile, avendo tutti gli stessi diritti e gli stessi doveri. «Difendiamo chi ci appare più debole di noi – ha affermato – e aiutiamolo ad entrare a far parte della nostra squadra, trovando il ruolo che più si addice alle sue qualità».
Un intervento sentito, attraverso il quale Camerini ha spiegato il rischio che ogni momento corriamo nel cadere nel baratro se prendiamo con leggerezza certi comportamenti. «Rifiutare e combattere ogni forma di violenza e di prevaricazione sugli altri – ha concluso – è l’unica cosa che vi renderà veramente liberi».
Catia Sonetti, direttrice dell’Istoreco di Livorno ha inquadrato il tema della Shoah nella prospettiva storica, spiegando che la discriminazione e lo sterminio del popolo ebraico non può essere paragonato a nessun altra strage perché ha avuto alla base solo la volontà di eliminare un gruppo più debole perché numericamente più piccolo, e perciò facile da individuare e da isolare.
Dopo il ringraziamento al Comune e agli insegnanti che hanno accompagnato i ragazzi, ha sottolineato che ogni anno in questa occasione si esprime la speranza che «la situazione intorno a noi sia migliore, e invece ogni anno si aggrava, basti pensare ai recenti gravi atti antisemiti di Mondovì e Torino che abbiamo visto; il termine ebreo continua a essere un concentrato nella testa dei balordi per esprimere qualcosa di negativo».
Ricordando anche che le Nazioni Unite hanno riconosciuto la data del 27 gennaio 1945 perché è necessario tenere alta la guardia, Sonetti ha detto che se il nostro futuro può essere migliore del nostro passato dipende dalle scelte che facciamo; il film proiettato, “Monsieur Batignole, una storia vera”, lo dimostra e documenta come in molti casi, fino a che la tragedia non ci tocca da vicino, è facile far finta di niente o addirittura approfittare di qualche vantaggio personale.
«Questo nostro paese abbonda di date e scarseggia di memoria», ha ammonito la direttrice dell’Istoreco ribadendo la diversità della Shoah rispetto ad altri drammi e richiamando gli italiani ad una corresponsabilità pesante derivante dalle leggi razziste del 1938. «Il fascismo – ha detto Sonetti – da cui deriva il nazismo, è tutto italiano, e non bisogna dimenticare che le leggi razziste non furono dettate da Hitler, che riteneva Mussolini suo maestro, bensì un atto autonomo; basti pensare che Michele Sarfatti definisce queste leggi un monumento giuridico in quanto ogni aspetto della vita quotidiana fu normato e gli ebrei italiani, anche senza la guerra, sarebbero morti di fame perché fu tolto loro ogni diritto ed ogni possibilità di sostentamento materiale». «C’è solo la razza umana – ha aggiunto Catia Sonetti – è provato scientificamente, eppure anche molti scienziati, per convenienza, firmarono il manifesto della razza e gli ebrei scelti apposta perché erano pochi, e quindi deboli, facili da isolare e riconoscere». Insomma una mattinata in cui amministratori e storici hanno messo l’accento sull’assurdità della discriminazione, dettata dalla malvagità di capibranco seguiti per codardia e ignoranza. —
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