Sicurezza
Tirata d’orecchie della città al governo per un impegno analogo a Taranto
Assemblea pubblica al Centro giovani la questione Jsw Steel Italy L’idea dell’amministrazione comunale di ripetere l’appuntamento
le voci
Manolo Morandini
C’è bisogno di una comunità intera». Così il sindaco di Piombino Francesco Ferrari prova a tracciare i confini della prima di una serie di assemblee pubbliche per aprire un orizzonte condiviso per la città. I pilastri sono quelli di sempre: infrastrutture, bonifiche e la questione industriale. I convitati di pietra al Centro giovani la sera del 30 gennaio sono almeno due: l’imprenditore Sajjan Jindal e il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli. Dall’incontro tra le istituzioni a Roma del 16 gennaio alla lettera spedita da Jsw Steel Italy alla vigilia della simbolica scadenza dell’accordo del 24 gennaio sul tavolo ci sono le questioni di sempre. L’unica certezza è che servirà altro tempo.
A distanza di 18 mesi dall’acquisto di Aferpi, il tycoon di Jsw Steel non è stato in grado di sciogliere il nodo fondamentale: la realizzazione di un’acciaieria elettrica per la ripresa della produzione diretta di acciaio. «Questa deve essere la prima occasione per una posizione comune della città che faccia capire al governo che si tratta del secondo polo siderurgico nazionale e non può non essere considerato tale – afferma Ferrari –. Su questi problemi non c’è appartenenza politica che tenga. Si tratta di dare avvio a un percorso di condivisione e affermare che siamo una comunità che ha bisogno di una prospettiva per il futuro».
«Piu’di 2. 000 posti di lavoro già persi. Molti altri in grave rischio. Jindal chiede altri mesi di rinvio per il Piano Industriale, un vero schiaffo alla città, il governo latita, mentre lo stabilimento muore e Piombino scivola sempre più nel degrado. La città deve reagire! ». Non è una chiamata alla mobilitazione quella di Paolo Francini, operaio Jsw in cassa integrazione, che con Ugo Preziosi è uno dei due protagonisti dello sciopero della fame, a partire dal 28 gennaio, con presidio e assemblea permanente aperta in piazza Cappelletti, del Camping Cig Articolo 1. «Il caso di Piombino deve irrompere sulla scena nazionale. Servono iniziative sul territorio e presidi permanenti delle sedi di governo nazionale». Dopo la richiesta di proroga di Jsw invita a «rimettere in discussione l’accordo di programma per arrivare all’ingresso dello Stato nella gestione della società, in modo da ricondurla alla sua funzione sociale d’impresa». Elenca una serie di proposte e chiosa: «Il piano B è una necessità nella nostra area di crisi complessa, comunque la siderurgia è destinata a contrarsi». Un impegno e una visione che è condivisa da Lino Parra, dei Carc.
L’invito a fare squadra viene raccolto da Lorenzo Fusco, segretario provinciale Uilm «ma si tratta di capire se tutti andiamo nella stessa direzione. Fino al 2014 la città era unita nel chiedere la salvaguardia della fabbrica che è la sola che nel medio periodo può dare occupazione a quel numero di lavoratori». E a proposito di un piano B: «Mi preoccupa. Dobbiamo partire da quello che abbiamo, dall’accordo di programma. È positivo che il sindaco di Piombino e il governatore Enrico Rossi abbiano fatto una richiesta al ministro Patuanelli. Come sindacato lo diciamo da 18 mesi che serve una figura con spessore politico per uscire da questa vicenda. Occorre anche una proroga della sorveglianza, che è prossima alla scadenza, ma non serve se poi il commissario non viene convocato dal governo per sentire quello che succede a Piombino».
È uno degli operai che i cancelli della fabbrica li varcano per lavorare Diego Giardullo. «Prendere questo microfono in mano pesa – dice –. Se quella fabbrica è ancora in piedi è perché c’è qualcuno che silenziosamente la difende. Il mio invito a chi parla è a entrare, guardare e parlare con gli operai prima di fare dei proclami. L’acciaio va difeso, perché è la nostra storia». E lancia la proposta: «Facciamo una vera rotazione tra chi è al lavoro. Io sono disponibile a rinunciare a una settimana del mio salario». Che cosa c’è oltre il recinto dell’ex Lucchini, fuori dalla fabbrica, lo spiega Marco Di Rosa: «Ci sono mille persone che erano dentro a quella fabbrica da trent’anni e che da qualche anno sono a casa – dice –. Persone che sono state abbandonate da tutti. Quelli delle ditte dell’indotto si devono reinventare un lavoro».
Invita ad aprire gli occhi Daniele Pasquinelli, capogruppo Cinque stelle. «In questi anni sono state costruite delle narrazioni che partono da una visione distorta – sostiene –. Questo stabilimento nel 2012 quando era in amministrazione straordinaria era già decotto, con impianti obsoleti e 800 milioni di euro di debiti». E sottolinea: «Dobbiamo ragionare di Piombino come se Jindal non ci fosse. Il ripetere che non bisogna fornire alibi all’imprenditore ha stufato. Gli indicatori economici dicono che per quest’anno in Europa ci sarà un surplus di produzione dell’acciaio di 75 milioni di tonnellate. È urgente pensare a soluzioni alternative tipo i prepensionamenti e le buonuscite come si è fatto a Taranto. Richiedere vantaggi fiscali ed economici per chi sceglie di investire nel nostro territorio e agevolazioni per chi assume le persone uscite dal ciclo dell’acciaio».
Premette che è un operaio in cassa integrazione da 6 anni Alessandro Babboni. È lui a raggiungere il palco con il cellulare in mano per mettere in viva voce il deputato di Leu Stefano Fassina che con il collega Nicola Fratoianni ha presentato una interpellanza urgente. «Auspico una risposta nei prossimi giorni – dice –. Dal governo serve la stessa attenzione che ha messo su Taranto e una politica siderurgica che faccia un quadro complessivo. Vogliamo sapere quali iniziative urgenti intende mettere in atto al fine di dare effettiva operatività agli impegni assunti dal gruppo indiano Jindal nel luglio 2018 con l’accordo di programma per il rilancio del complesso siderurgico di Piombino».
La finestra di un’ora e mezzo per l’assemblea viene bruciata in un attimo. Non c’è spazio per tutti e non tutti gradiscono che a intervenire sia il consigliere regionale Pd Gianni Anselmi. L’assessore al Lavoro di Piombino Sabrina Nigro prima di cedergli il microfono sottolinea più volte l’utilità di ascoltare anche la sua voce, come rappresentante della Regione. «Il problema non è la proroga di 4 mesi ma quello che non è stato fatto nei 18 precedenti che sono trascorsi senza che il ministro dello Sviluppo economico si occupasse minimamente di questa vicenda», sintetizza Anselmi. Ricorda un episodio del 23 aprile 2014. «Davanti allo stabilimento dissi che avevo perso perché non eravamo riusciti a mettere in parallelo lo spegnimento dell’altoforno con la costruzione dei forni elettrici». E lancia una proposta dal respiro industriale. «A Piombino ci sono due imprenditori indiani che hanno buoni rapporti tra di loro, Jindal e Gupta». Quest’ultimo da pochi mesi è proprietario della Liberty Steel Magona. «Un governo che esercita la sua funzione – sottolinea il consigliere regionale – dovrebbe pensare di metterli allo stesso tavolo e avviare un ragionamento a livello di polo siderurgico perché delle integrazioni di comune interesse sono possibili e concrete». —
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