La protesta
Sonia Santi, annullata la scarcerazione
La Cassazione accoglie il ricorso della Procura e rinvia tutto al tribunale del Riesame. Il suo destino ritorna incerto
gavorrano. Sulla testa di Sonia Santi, la donna di 34 anni di Suvereto accusa di concorso anomalo in omicidio per la morte di Bouazza Jarmouni, il venticinquenne spacciatore nordafricano ucciso nel bosco a Gavorrano, e scarcerata in settembre, è tornata l’incertezza. I giudici della Corte di Cassazione, due giorni fa, hanno infatti accolto il ricorso presentato dal sostituto procuratore Anna Pensabene che sta coordinando le indagini sull’omicidio avvenuto la scorsa estate ai bacini di San Giovanni, nei boschi del Filare di Gavorrano, annullando il provvedimento del tribunale del Riesame di Firenze che aveva scarcerato la donna il 6 settembre dell’anno scorso, spiegando che le dichiarazioni rese dalla trentatreenne al giudice per le indagini preliminari, erano state ritenute attendibili.
L’avvocato della donna, Loredana Giuggioli, aveva infatti presentato una richiesta di riesame rispetto all’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari Sergio Compagnucci. La donna era stata rinchiusa nel carcere di Sollicciano, dove era stata risentita di nuovo dal Giudice per le indagini preliminari, al quale aveva fornito ulteriori indicazioni su quello che era successo la sera dell’11 agosto, quando era andata insieme a Mirko Meozzi, nel bosco al Filare, dove poi sarebbe stata compiuta una rapina per farsi consegnare qualche dose di cocaina dal giovane spacciatore. Rapina finita nel sangue: Jarmouni è stato ucciso con un colpo di pistola alla schiena mentre suo cugino, Rahaal Eljamouni, 19 anni, era rimasto gravemente ferito.
Sonia Santi era potuta tornare nella casa dove vive con il fidanzato e stava ora cercando lavoro.
La sentenza della Corte di Cassazione però, ora rimescola di nuovo le carte.
La donna non era nemmeno stata messa agli arresti domiciliari: i giudici del Riesame avevano creduto al racconto di Sonia Santi, che aveva accusato Meozzi di aver sottratto la pistola che la trentaquattrenne deteneva regolarmente, dalla sua camera da letto, una sera che l’uomo era andata a trovarla.
Meozzi invece, ha sempre sostenuto che era stata proprio la Santi a portare la pistola nella sua auto all’appuntamento con lo spacciatore e che a fare fuoco era stata la donna.
Le motivazioni che hanno spinto i giudici della Suprema corte ad annullare il provvedimento grazie al quale la trentaquattrenne suveretana era stata scarcerata verranno depositate tra qualche settimana.
Solo in quel momento sarà possibile fissare la data dell’udienza al tribunale del Riesame che dovrà decidere se applicare una misura cautelare nei confronti della donna di Suvereto oppure lasciarla ancora libera. —
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