Il Tirreno

la crisi delle acciaierie 

Patuanelli: «Incontrerò Jindal, il ritardo non è tutto colpa sua»

Manolo Morandini
Il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli
◗
Il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli

Il ministro dello Sviluppo economico per Jsw parla di approfondimenti in corso Rossi e Ferrari: «Precisare le modalità e i tempi degli impegni istituzionali»

3 MINUTI DI LETTURA





L’unica certezza è che servirà altro tempo. A distanza di 18 mesi dall’acquisto di Aferpi, JSW Steel Italy non è stata in grado di sciogliere il nodo fondamentale: la realizzazione di un’acciaieria elettrica per la ripresa della produzione diretta di acciaio. Alla simbolica scadenza dell’accordo del 24 gennaio sul tavolo ci sono le questioni di sempre. Lo conferma indirettamente il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, durante le comunicazioni in Commissione Lavori pubblici del Senato del 28 gennaio.

«Ho incontrato Jindal già una volta a fine ottobre e sto organizzando un ulteriore incontro proprio perché c’è un grosso ritardo – ha detto il ministro –. Non tutto per colpa di Jindal, c’è anche una questione di approfondimento che riguarda il ministero e che Jindal ha chiesto per definire il piano industriale». La nota positiva è che per una volta è il ministro a farsi carico direttamente della vertenza, dopo mesi che al tavoli il confronto è stato affidato al vice capo di gabinetto del ministero dello Sviluppo economico Giorgio Sorial, che nell’ultimo incontro del coordinamento dell’accordo di programma, il 16 gennaio, aveva dichiarato superati i problemi relativi alle richieste dell’azienda sul costo dell’energia e di attendere la presentazione del piano nel giro di una settimana.

Le questioni del costo dell’energia, della disponibilità di una discarica per lo smaltimento delle scorie e dei finanziamenti promessi ma non ancora erogati. A questo si aggiunge la richiesta di poter utilizzare le banchine pubbliche in attesa di una ristrutturazione del pontile in concessione alla Piombino Logistic. Dall’altra mancano lo studio di fattibilità di un’acciaieria elettrica e anche i 18 milioni di investimenti promessi sui laminatoi, sui quali l’azienda ha effettuato per il momento solo interventi tampone.

«È vero che c’è una necessità di controllo di quello che fanno gli investitori nel nostro Paese – ha proseguito Patuanelli – ma è anche vero che oltre a controllare non abbiamo poi strumenti per incidere». JSW Steel Italy ha avanzato la richiesta di proroga di 4 mesi per la presentazione della cosiddetta fase 2 del piano industriale. E su questo la Regione Toscana e il Comune di Piombino hanno chiesto a una sola voce al ministro Patuanelli un incontro urgente. «Mi trovo ogni giorno a gestire elementi legati a crisi aziendali – ha sottolineato il ministro in Commissione –, ma di fronte a chi non rispetta un piano industriale, noi ne prendiamo atto, siamo protesi a trovare le soluzioni ma non abbiamo strumenti per obbligare nessuno a fare ciò che aveva previsto nel piano industriale».

Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e il sindaco di Piombino Francesco Ferrari esprimono preoccupazione per la richiesta di proroga avanzata dall’azienda. Da qui la richiesta a Patuanelli «di poter valutare la situazione e, soprattutto, precisare le modalità e i tempi con cui dare seguito agli impegni istituzionali assunti, ad oggi più che mai necessari per il futuro dell’unico produttore italiano di acciai lunghi. Il territorio ed i sindacati sono molto preoccupati del rinvio». Governatore e sindaco ricordano che «anche Regione Toscana e Comune di Piombino dal 2014 sono impegnati sugli aspetti ambientali, infrastrutturali, occupazionali dell’area di crisi al fine di preservarne l’attrattività per il nuovo investitore».

Nella seduta del consiglio comunale di Piombino del 28 gennaio il sindaco si prende lo spazio per aggiornare i consiglieri dopo l’incontro al ministero dello Sviluppo economico. Le comunicazioni diventano un punto in cui si anticipano le intenzioni dell’amministrazione comunale. «Serve una visione d’insieme: infrastrutture, bonifiche e questioni industriali». E ancora: «La città non può legarsi mani e piedi a un’azienda che legittimamente non sa ancora che cosa fare». Cambiano gli accenti e le sfumature, ma dai banchi le voci non possono che prendere atto della fase di estrema incertezza. Ci si chiede se la città vuole ancora avere una prospettiva siderurgica. E dal Pd e Per Anna si invita il sindaco «a chiamare l’azienda per fare un incontro con un suo referente». —
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa