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«Burocrazia, crisi e tasse, così perderò l’appartamento»

V.P.
«Burocrazia, crisi e tasse, così perderò l’appartamento»

Fino al 2017 Marisa Mazzei Baldini era titolare di una ditta di pulizie  dopo vicende alterne, l’iter del pignoramento sta andando avanti

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PIOMBINO. Il 5 febbraio andranno a fare le misurazioni dell’appartamento. Poi la valutazione e infine l’asta. Marisa Mazzei Baldini, ex imprenditrice del settore delle pulizie, ora in pensione, perderà la casa.

Una storia complicata la sua, dove burocrazia, crisi e problemi di salute seri si sono intrecciati. La conclusione è amara: la perdita dell’immobile e la necessità di iniziare a cercare un alloggio in cui sistemarsi appena l’iter del pignoramento terminerà.

Tutto era cominciato nei primi anni Duemila quando, per gli studi di settore, la sua impresa, la Lindo flash aperta nel 1994, risultò “non congrua”. Rispetto alla raccolta sistematica dei dati che secondo il fisco caratterizzavano quel tipo di attività e il contesto economico in cui operava, la capacità reale di produrre reddito era superiore a quella denunciata. Un accertamento induttivo in base al quale Marisa avrebbe dovuto pagare di più.

L’imprenditrice però è convinta del fatto suo, presenta ricorso e lo vince anche in secondo grado. Nel 2004, lite fiscale conclusa. Passano gli anni e Marisa pensa che sia tutto a posto, anche se cominciano gli affanni della crisi e le difficoltà crescono. Poi, nel 2017, a ditta funzionante con una decina di addetti, la brutta sorpresa.

Il Durc, il documento che sancisce la regolarità dei versamenti contributivi, risulta irregolare. «A parte il fatto che ero sicura di aver pagato i contributi, la cosa impediva la riscossione delle fatture per i lavori già eseguiti. Ed era un grosso guaio che mi rammaricava anche per le persone che lavoravano con me», aggiunge la donna.

Attraverso i legali, viaggi a Livorno in vari uffici, va alla ricerca dell’inghippo. «Scoprimmo così - prosegue il racconto - che in realtà l’Agenzia delle entrate non aveva comunicato all’Inps di aver perso la causa, passaggio che io ingenuamente credevo automatico. Quindi, l’istituto pretendeva una maggiore contribuzione a causa dei redditi che non avevo dichiarato perchè non dovevo dichiarare, come ha confermato la causa vinta».

L’ex imprenditrice avrebbe dovuto fare un ricorso, prendere un avvocato e a quel punto ha detto basta. Nell’ottore 2017 ha chiuso la ditta. «Ero stanca. Ho una invalidità del 100%, dal 2009 combatto con la malattia. La crisi - prosegue - c’ha messo il carico. Fino a che ho potuto ho retto, rateizzando il debito fiscale senza però riuscire a stare in pari».

Nel frattempo, delicati interventi e ricoveri ospedalieri prolungati. L’impossibilità di stare dietro a tutte le complicazioni e a rispondere nei tempi alle richeste della burocazia. La situazione le è esplosa tra le mani e ha deciso di chiudere «con tanta delusione, lasciando alle spalle anni di sacrifici e lavoro dove avevo messo il cuore». —

V.P.

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