Il Tirreno

L’alibi per Jindal cucito su misura

Paolo Carletti
L’alibi per Jindal cucito su misura

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Lo abbiamo scritto più volte su queste pagine, e puntualmente si è verificato. Per la verità non ci voleva molto per comprendere che in questi mesi si stava costruendo su misura l’alibi per Jindal di posticipare il piano industriale che doveva arrivare entro questo mese. Anche qualche sindacato aveva sollevato la questione, qualcuno (come l’associazione Camping Cig) lo urla da mesi: Jsw sta prendendo tempo, gioca con il futuro di Piombino. Non è proprio così, almeno per noi, ma è certo che alla multinazionale dell’acciaio questa situazione può far comodo. È altresì vero però che anche i problemi da risolvere al Mise sono ancora tutti lì. Il costo dell’energia elettrica, il sito per i rifiuti, interventi degli enti pubblici promessi a suo tempo per qualche decina di milioni di euro. Nessuno di questi nodi è stato sciolto. Sul costo dell’energia (forse l’argomento più importante per Jindal) il vicecapo di gabinetto che ha ricevuto il 16 scorso Regione, Comune e Azienda (perché mai il ministro si è degnato di sedersi a quel tavolo) ha lanciato in aria qualche promessa. Brutta cosa. Così si gioca sulla pelle dei lavoratori, ma non solo, di tutta la città. Jindal, a nostro parere, non è Rebrab con la coda di problemi che si portava dietro dall’Algeria. È un imprenditore che sa trattare e capisce quando dall’altra parte la si sta tirando per le lunghe. Che sia perché c’è la crisi di Taranto, o per chissà quale altro motivo, un imprenditore che ha comunque rimesso in moto la locomotiva deve essere agevolato con prospettive certe e rispetto degli impegni. Altrimenti l’alibi per temporeggiare è davvero stato cucito alla perfezione. —

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