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Miniera di Crocetta, il piano va avanti ma Legambiente non vuole arrendersi
L’associazione non è stata invitata alla conferenza dei servizi eppure ha inviato le proprie osservazioni alla Regione
PORTO AZZURRO. Non invitata alla conferenza dei servizi, Legambiente arcipelago toscano dice la sua in merito all’ampliamento della miniera dell’Eurit, in località Crocetta. La società ha richiesto di estendere la propria attività a circa 5,5 ettari, prevedendo altri interventi in un’area di circa 0,50 ettaro che in passato era già stato oggetto di recupero/ripristino. L’area di cui si parla è, secondo Legambiente, molto delicata sia dal punto di vista paesaggistico, sia da quello ambientale.
«L’intervento – puntualizza Legambinete - andrebbe ad aggravare il già pesante impatto delle attività antropica sulla piana di Mola e, di riflesso, sulla zona umida residua e sulla preziosa avifauna che utilizza l’area come corridoio migratorio e di spostamento per la nidificazione nelle due Zone umide prima citate e che sono tra gli hot spot insulari dell’International bird area (Iba) dell’Elba che fa parte della Rete Natura 2000 dell’Unione europea».. Già oggi, secondo gli ambientalisti, la miniera ha effetti negativi su flora, fauna e corsi d’acqua temporanei sia per le polveri sollevate dalle attività, sia per il traffico pesante provocato dall’esportazione del materiale estratto. Questi effetti verrebbero così a riverberarsi anche sul versante della piana di Mola, interferendo ulteriormente con le fiorenti attività turistiche e agricole. Inoltre, l’area interessata dal progetto di coltivazione fa parte dell’ambito paesaggistico delle Colline Metallifere ed Elba del Pit vigente ed è visibile da diversi punti panoramici del paese di Capoliveri e dalla viabilità dell’area. «La richiesta di ampliamento che per l’area proposta si risolverebbe in nel cosiddetto Mountaintop removal mining, (tecnica mineraria distruttiva del paesaggio) appare in netto contrasto con i vincoli previsti dalla legge vigente». Per di più non contiene un vero e proprio progetto di ripristino paesaggistico e ambientale e di rinaturalizzazione, ma solo indicazioni metodologiche e un elenco di vegetazione. «Il problema – rimarca Legambiente – è che l’intervento previsto andrebbe a interessare zone boscate e macchia mediterranea in salute e specie tutelate sia dalla Direttiva Ue Habitat che forniscono l’habitat per numerose specie protette dalla Direttiva Uccelli e da altre normative europee toscane e nazionali».
Quindi considerato il forte impatto ambientale con pesante conseguenza alla biodiversità dell’area interessata, che scoraggia qualsiasi tipo di intervento d’escavazione, Legambiente cita l’esempio della cava di Marciana. Se si fosse adottato lo stesso provvedimento all’inizio degli anni ’90 richiesto sempre da Eurit, «a quest’ora – fa notare Legambiente – avremmo una voragine che arriverebbe fino alla Cala, dove ci sarebbe un porto industriale per caricare il caolino al posto di una magnifica spiaggia e di uno dei più bei panorami del Mediterraneo». Considerando i danni irreversibili che si potrebbero causare al paesaggio e all'ambiente portoazzurrino sempre più interessato a un'economia turistica, Legambiente rivolge l'invito di riconsiderare la proposta di ampliamento. Non solo. «Chiediamo - concludono gli ambientalisti - che non venga concesso l'allargamento della miniera». —
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