Gioco
La politica come arte nobile: il testamento di Lido Giomi
L’ex sindaco è stato un protagonista della trasformazione turistica di S. Vincenzo. A lui si deve il passaggio al patrimonio pubblico del parco costiero di Rimigliano
SAN VINCENZO. “La politica è un’arte nobile da coltivare e le tue opinioni non debbono essere imposte, devi essere capace, nella mediazione fra maggioranza e opposizione, di fare emergere una sintesi di idee a volte contrapposte e riuscire così a fare evolvere quel carattere unitario indispensabile a far maturare la risoluzione dei problemi posti in discussione al consiglio comunale e che stanno a cuore a tutta la cittadinanza”. Le parole di Lido Giomi, nel suo volumetto “Io c’ero” pubblicato nel 2006, suonano come un’eredità politica. Un richiamo forte a recuperare l’idea del bene comune, ritrovando il senso dello Stato. E nel leggerle pare di averlo al fianco. Sorridente. Sguardo aperto. Fermo, ma mai severo. Una signorilità contadina di cui era orgoglioso e che è stata la sua cifra.
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Consigliere comunale, sindaco comunista di San Vincenzo dal 1965 al 1975 e poi assessore e consigliere provinciale. Ha scelto che fosse il silenzio, che lascia spazio ai ricordi e alle emozioni, a segnare il suo funerale. Gli abbracci. Gli incroci di sguardi. Parlano le presenze. Chi ha scelto di esserci. Ed è un commiato durato due giorni quello dei sanvincenzini dall’ex sindaco, morto l’11 gennaio all’età di 93 anni. Dal via vai alla camera ardente allestita alla Torre domenica 12 gennaio alla sepoltura la mattina del 13 al cimitero comunale. I familiari salutano uno a uno. Il figlio Fabio a chi chiede del padre racconta della professionalità e della qualità dell’assistenza che ha ricevuto nel reparto Utic dell’ospedale di Livorno.
A salutare Lido si ritrovano compagni di partito. Ex amministratori locali. Cittadini. Parenti e amici. Ex dipendenti comunali. Il sindaco con la rappresentanza istituzionale dell’ente. I fazzoletti tricolore dell’Anpi. Giomi è stato il primo presidente della sezione locale, fondata nel 2010, all’epoca aveva 86 anni. “Lido ci mancherai, ma gli iscritti alla sezione Anpi di San Vincenzo e quelli della provincia garantiscono che i tuoi ideali di libertà, giustizia, solidarietà sono anche i nostri, resteranno vivi in noi e continueranno a guidare le nostre vite”. Così la sezione Anpi di San Vincenzo e il Comitato provinciale Anpi di Livorno lo hanno voluto salutare.
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Durante il suo mandato da sindaco Giomi contribuì a far rinascere la Filarmonica Giuseppe Verdi. E alla camera ardente a ricordarlo oltre al labaro della filarmonica è un manifesto del 1965 in cui l’allora primo cittadino esortava chi avendo suonato nella banda e aveva uno strumento musicale a portarlo in municipio che il Comune avrebbe provveduto a farlo riparare in vista della ripresa dell’attività, interrotta durante la Seconda guerra mondiale.
C’è la distanza del tempo. Degli anni che si fanno generazioni. Ed è un solco che solo la memoria può ricoprire. Giomi è stato uno dei protagonisti che hanno fatto di San Vincenzo un importante centro turistico. A lui si deve il primo piano regolatore generale con cui si dà un indirizzo allo sviluppo urbanistico del paese. Negli anni Settanta s’inaugura il nuovo villaggio scolastico, nascono gli impianti sportivi Santa Costanza. Si costruiscono le case in cooperativa. Dà impulso alla nascita del carnevale. Rimette in piedi la Proloco. Anche il porticciolo turistico è di quel periodo. E il parco di Rimigliano, tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta.
“La ricchezza di una zona non dipende da quante abitazioni ci sono, per di più chiuse per alcuni periodi dell’anno, ma dalla prestigiosa ricchezza morfologica della macchia mediterranea”. È una impietosa critica, che in alcuni tratti diventa anche severa autocritica per un modello di sviluppo che è andato avanti malgrado i proclami elettorali e che ha portato a un enorme consumo di suolo. Tanto che nell’elenco dei suoi errori da amministratore Giomi non ha mai nascosto di metterci il complesso di edifici della Piana. “Il colore delle piante – scrive – non è uguale a quello delle case”, il primo è multicolore e sensibile alle stagioni, il secondo è fisso come un grigiore dell’anima. —
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