Sicurezza
«Ha deciso lei di fallire per non pagare i suoi debiti»
Becce, amministratore delegato dell’azienda genovese, replica a Rosa Spanu «Noi volevamo proseguire il rapporto ma non è stato proprio possibile»
PIOMBINO. «In tutta questa vicenda la vera danneggiata è la Slam. Anzi, diciamo che siamo proprio cornuti e mazziati». Luca Becce, amministratore delegato della Slam, replica punto per punto alle accuse lanciate da Agata Rosa Spanu, la commerciante che al Tirreno aveva raccontato di essere stata costretta a chiudere quattro punti vendita: Scarlino, Follonica, Forte dei Marmi e, fra pochi giorni, quello di corso Italia a Piombino.
«La signora – dice Becce – omette molte cose e ne racconta altre del tutto false. Cominciamo con il dire che mercoledì abbiamo depositato la richiesta di decreto ingiuntivo per recuperare non solo i 430mila euro di merce Slam che lei ha ricevuto, venduto e non pagato. Ma anche un debito della precedente stagione, 84mila euro già ridotti a 60mila. Non è che noi ci svegliamo una mattina e decidiamo di chiudere ben quattro punti vendita della Toscana. La signora ci deve 520mila euro e, opinione per opinione, sono convinto che abbia deciso di fallire per altri debiti che non poteva onorare».
Becce nega che la commerciante abbia incrementato continuamente il portafoglio clienti e nega anche di aver parlato di aprire un quinto punto vendita a Firenze. «Al contrario- dice - da mesi stavamo avendo un confronto civile con lei perché c’erano diversi punti del nostro rapporto che dovevano essere regolati meglio, per il passato e il futuro. Era nostro interesse continuare la collaborazione con lei, proprio perché gestiva 4 punti vendita in una zona a noi molto cara della Toscana dove Slam è molto conosciuta. Certo, conosciuta anche grazie ai negozi da lei gestiti. Ma c’erano diversi aspetti che non funzionavano, perché non erano stabiliti in modo chiaro i rapporti contrattuali e questo dava adito a richieste e pretese da parte sua che non stavano né in cielo né in terra. Durante questa trattativa avevamo chiesto come condizione fondamentale che lei saldasse, entro il 30 giugno, i debiti precedenti a quelli che avrebbe maturato con il ritiro della merce per la stagione primavera estate 2019. Sembrava tutto a posto, avevamo anche già concordato la quota di reso che sarebbe stata scomputata dal debito della merce che aveva ricevuto, eravamo stati disponibili anche a riconoscere una quota più alta del 30 per cento, proprio per andarle incontro. Qualche giorno prima del 30 giugno ricordo che telefonai, parlai con il marito e sembrava tutto a posto. Invece, alla scadenza concordata, la signora mi inviò un’email in cui rimetteva tutto in discussione e si rifiutava di pagare. Di fronte a questo ennesimo atteggiamento arrogante decisi di chiudere il rapporto. Il 2 luglio, via email: l’unica cosa vera che ha raccontato. E così, oltre ai 60mila euro, lei si è tenuta 430mila euro di merce che ha venduto e svenduto. Ma vi pare normale?».
Becce replica anche sulla questione dell’affitto del negozio di Forte dei Marmi: «La Slam non aveva avuto voce in capitolo, locali e canone di affitto da settemila euro al mese erano stati decisi dalla signora. Eppure, come le spiegai, noi avremmo coperto metà affitto pagando 15mila euro cache e 15mila con pubblicità a nostre spese, documentate, per favorire quell’attività commerciale. Infatti facemmo una campagna di due mesi. Tutto fu a nostre spese: la progettazione, le insegne Slam eccetera. Leggo che dice di aver investito 800mila euro per quel negozio e mi viene da ridere. Abbiamo speso 100mila euro per progettare e arredare quel negozio».
«False anche le cifre dei nostri bilanci – prosegue Becce – e alcune date. Dice che la proprietà Slam era cambiata nel 2017, quando invece noi subentrammo nel 2015. E il fatturato nel 2014 era di 22,6 milioni, non di 46 come dice lei. Gioca con i 40 milioni del 2009, l’anno del massimo fatturato, quella della Coppa America. Dieci anni prima. Insomma, gioca con queste cifre per danneggiare l’azienda. Non ha pagato i debiti, si è tenuta la merce, ci deve 520mila euro e cerca di buttare tutto sulle spalle della Slam. Questa è la cosa davvero incredibile. Per noi il danno di immagine è enorme. Parla addirittura di merce difettosa quando noi abbiamo percentuali di fallacità della merce inferiori all’uno per cento, facciamo controlli non solo a campione ma totali. Sapete chi era l’unica che ci segnalava la merce difettosa senza peraltro restituircela? Solo lei». —
A.d.G.
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