Il Tirreno

il braccio di ferro 

Dissalatore, Ait non si ferma: «Capoliveri cambi registro»

Andrea Rocchi
Dissalatore, Ait non si ferma: «Capoliveri cambi registro»

Monito perentorio del direttore Mazzei: «È a rischio l’autonomia idrica dell’isola». L’Autorità chiede aiuto agli altri Comuni durante la conferenza di Ato Costa

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LIVORNO. «Se non cambiate registro, ne va dell’autonomia idrica dell’Elba e della Val di Cornia». È perentorio il monito di Alessandro Mazzei, direttore dell’Ait (Autorità Idrica Toscana), che nel corso della conferenza territoriale 5 Costa Toscana, invita le amministrazioni comunali a produrre una voce unica per poter sbloccare la vicenda del dissalatore di Mola sui cui pesa il no del Comune di Capoliveri.

Duro anche il presidente di Asa Spa Nicola Ceravolo: «Basta, questo è un investimento fondamentale. Non si può continuare con la logica che il dissalatore va bene purché si faccia da un’altra parte». Convocata dall’assessore alle aziende del Comune di Livorno Gianfranco Simoncini, la conferenza mette il dito su quegli investimenti, inserirti nei piani di Asa, rimasti fermi al palo. Non pochi se è vero che nel 2019 Asa aveva previsto, sul territorio di cui è gestore della risorsa idrica, un volume di 33 milioni di investimenti di cui ad oggi ne risultano realizzati soltanto 21 milioni. Ma sia l’amministratore delegato Trebino, sia Ceravolo che il presidente di Ait Mazzei fanno notare come la “posta” negli ultimi anni si sia alzata notevolmente, visto che «difficilmente si vedono aziende che programmano 33 milioni di interventi».

Tra questi, poi, ci sono 3,6 milioni di opere – ricordava Trebino – non realizzata ma non per volontà del gestore. Il dissalatore, opera da 2,5 milioni, è la più cospicua in questo pacchetto che vede anche alcuni bypass idrici di Piombino. Sempre Ait, ieri mattina nella sala consiliare di Livorno, faceva notare come sull’Elba sia stato dato in appalto un’ intervento ad un soggetto privato per realizzare uno studio di intervento per ridurre al massimo le perdite. Non solo, sul secondo dissalatore (il primo per Ait ed Asa non si discute) ci sarebbe la disponibilità di dirottare le risorse per interventi sempre volti a potenziare l’approvvigionamento idrico. Una direzione potrebbe essere quella – suggerita anche ieri dal Comune di Marciana Marina – di andare a recuperare le acque di sorgente, quelle stesse che storicamente erano fonte primaria di approvvigionamento dai monti Capanne e Giove.

Inoltre Trebino, per conto di Asa, ha ripetuto di essere disponibile a rivedere nel senso di migliorare un aspetto del progetto (come quello dell’impatto in profondità), ma di non poter riaprire una fase istruttoria già avviata nel 2011. Sia Ait che Asa hanno poi sottolineato come il dissalatore da 80 litri al secondo si ad oggi l’unica soluzione in grado di sopperire all’emergenza idrica in caso di rottura della condotta sottomarina da Piombino.

«Il rischio effettivo – ha chiuso Mazzei – è che stante questa situazione ci troveremo costretti a dire no a nuovi allacciamenti».

Insomma, la battaglia sul fronte dissalatore di Mola, va avanti. Sia sul piano politico, sia su quello giudiziario, visto che sono in piedi i ricorsi al Tar presentati dal Comune di Capoliveri che la scorsa primavera bloccò, con tanto di ordinanza, i primi lavori per la realizzazione dell’impianto. —
 

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