Sicurezza
Barriera soffolta Ruspe e camion per far ripartire il cantiere infinito
Cambiano le modalità operative: eliminato il pontone Roventini: «L’obiettivo è di finire nel più breve tempo»
Ruspe e camion per mettere il punto al punto cantiere infinito di protezione della costa sulle scogliere a sud del porto turistico di San Vincenzo. Archiviata la soluzione di operare via mare con un pontone. Il tutto per scongiurare di rimanere a metà del guado. E la misura di ciò che potrebbe significare la dà l’impietosa immagine che ha preso forma da più di un mese. La scogliera smontata, con i massi accumulati in acqua. Le colline di sabbia sulla spiaggia.
Tra le ragioni che spiegano perché dal 18 gennaio 2019 – giorno in cui in teoria sono iniziati i lavori che avrebbero dovuto concludersi il 18 aprile – si è arrivati a gennaio 2020 c’è sicuramente il maltempo, ma non basta a spiegare quanto accaduto. Tanto che la ditta Osfe Sas di Giuseppe Rossi, che si è aggiudicata l’appalto per un importo di 655.126,71 euro a fronte di una base di gara di 876.894,02 euro, ha deciso di avvalersi di quanto previsto dall’articolo 1664 del codice civile: onerosità o difficoltà dell’esecuzione. Tant’è che l’amministrazione comunale si è trovata di fronte a un bivio: rivedere la spesa al rialzo sulla base di ciò che resta da fare oppure cambiare le modalità di esecuzione dell’opera, cioè intervenire da terra eliminando i costi del pontone e le incertezze delle condizioni meteomarine.
«Sulla base del diario di bordo il pontone nell’arco di tre mesi a causa delle condizioni meteorologiche ha lavorato 15 giorni e tre mezze giornate», dice l’assessore al Demanio Massimiliano Roventini. Ed è su questo presupposto che «per cercare di finire i lavori nel più breve tempo possibile e rendere fruibile la spiaggia ai cittadini, alle imprese balneari e ai turisti, che ci siamo orientati sulla modifica delle modalità operative per il rifiorimento delle scogliere».
La scelta ha richiesto di interpellare la Direzione Ambiente della Regione Toscana per verificare la necessità di sottoporre l’intervento alle procedure di valutazione d’impatto ambientale. Eventualità che è stata esclusa non rilevando i presupposti previsti dalla normativa poiché si tratta di modifiche non significative e che non cambiano il progetto. «La situazione negli anni è diventata insostenibile – sottolinea Roventini – il nostro impegno è orientato a risolvere i problemi e non a crearne di nuovi. Abbiamo già contattato il direttore ai lavori e l’azienda e la prossima settimana faremo un incontro per stabilire il cronoprogramma».
Tra i 30 e i 45 giorni. È questo l’arco di tempo che sarà necessario per concludere il cantiere che sarà realizzato con una tecnica già vista negli anni passati: ruspe e camion che viaggiano in acqua. La barriera sommersa verrà rimessa in sagoma allargandola fino a raggiungere la larghezza di 30 metri alla sommità immersa alla profondità di –1 metro, con il tratto iniziale a nord per circa 30 metri a quota –1,50 metri per favorire un ricircolo dell’acqua. Inoltre, è previsto il ripascimento di sabbia, circa 7.000 metri cubi, di granulometria più grande di quella in loco, che dovrebbero garantire una maggiore resistenza all’azione erosiva.
La modifica delle modalità operative consiste nel varo dei massi da terra, utilizzando come pista di transito e lavoro dei mezzi l’esistente barriera soffolta opportunamente adeguata. Con l’avvio delle nuove modalità operative di cantiere dovrà essere contestualmente smantellato il cantiere ad oggi adibito per l’approvvigionamento via mare, ovvero la pista costruita a ridosso della scogliera di sopraflutto del porto turistico. —
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