Il Tirreno

Associazione archeologica 

Mancano fondi e ricambi Progetti e studi a rischio

Cecilia Cecchi
Mancano fondi e ricambi Progetti e studi a rischio

Dopo oltre 50 anni di ininterrotta attività e collaborazioni con la Soprintendenza raccolti reperti e più di 1.500 volumi specialistici. Giannoni: «Difficile proseguire»

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Promotori di progetti di ricerca e valorizzazione quando non si sapeva cosa fossero, figurarsi per l’archeologia: come per il “salvataggio” di Baratti da progetti di tutt’altro indirizzo. “Studiosi d’assalto” su casi inattesi, tra i più famosi lo scavo che ha permesso di collegare l’ascia dell’uomo del Similaun ai filoni di rame di San Carlo.

Dopo oltre 50 anni di ininterrotta attività l’Associazione archeologica piombinese fa i conti con problemi che ne mettono al rischio la sopravvivenza: mancano forze nuove e i fondi scarseggiano.

«La sua nascita nel 1968 – ricorda il vicepresidente Luciano Giannoni – fu sostenuta con forza da un piccolo nucleo di appassionati, appartenenti ad ogni categoria sociale e lavorativa, fra cui prevalevano studenti delle superiori ed universitari, impiegati ed operai delle Acciaierie a cui si unirono insegnanti, artisti, professionisti. Li accomunava l’amore per il territorio, l’interesse per storia e archeologia, l’indignazione per lo scempio subito da alcune testimonianze monumentali cittadine e per il saccheggio delle necropoli etrusche di Populonia, da parte di “squadre” di scavatori clandestini».

Dunque la partecipazione alla campagna di proteste per impedire una lottizzazione selvaggia che prevedeva, nei pressi di Baratti, a Cala San Quirico «la costruzione di un lussuoso villaggio turistico – racconta Giannoni –, in un’area non ancora soggetta a vincoli, nonostante la presenza di un’ampia necropoli etrusca di età ellenistica. Presa di posizione coronata dal successo che contribuì ad avviare il territorio ad un destino di salvaguardia coronata, decenni più tardi, dalla creazione del parco archeologico di Baratti-Populonia».

Per diffondere l’attaccamento al territorio, l’opera di sensibilizzazione – che prosegue tuttora – collaborando con le scuole. «Centinaia di interventi – dice Giannoni –, sotto forma di lezione, culminati nella ricostruzione, realizzata coi ragazzi, di alcune tombe etrusche e nella simulazione di veri e propri scavi, anticipando di decenni l’archeologia sperimentale. Grazie ad accordi stabiliti con la Soprintendenza, la sede dell’Associazione funge da deposito, dei materiali rinvenuti e questo, tra l’altro, consente agli allievi di preparare ricerche e tesi di laurea. Senza dimenticare – sottolinea – i compiti di sorveglianza e di tutela, azioni di monitoraggio e ricerche che hanno portato al rinvenimento ed alla raccolta di un gran numero di materiali molti dei quali esposti al museo. Lo scambio con altre, prestigiose riviste, ci ha consentito, di creare una biblioteca, di livello specialistico, di oltre 3.500 volumi». Poi, caduta libera. «Negli ultimi anni – conferma Giannoni – la situazione si è aggravata: contributi inesistenti da privati e cessati i contributi dell’amministrazione. Nonostante i positivi riflessi del convegno da noi promosso nel 2017 al parco di Baratti, che ha visto il confronto fra i massimi specialisti di studi numismatici. Oltre ai seminari ed alle conferenze, stiamo lavorando, assieme all’Accademia di studi numismatici, all’organizzazione di una giornata di studi dedicata alla monetazione delle antiche popolazioni italiche: mancano sponsor e giovani appassionati che si avvicinino all’Associazione, assicurandone la continuità...». La scomparsa del sodalizio? Lascerebbe nella cultura cittadina un vuoto difficilmente colmabile. –
 

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