Sicurezza
Vivarelli Colonna e FdI, scudo per difendere il Comune
piombino. Il caso di Termine divide. E c’è già chi si schiera dall’una o l’altra parte in base al colore politico. Anche se la discriminante è la valutazione di un diritto. A dare manforte a Ferrari tra gli altri c’è il sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna. «Trovo la levata di scudi a difesa di Termine l’ennesimo tentativo maldestro di una certa politica a trazione Pd, ormai lontana anni luce dal Paese reale, che lotta soltanto per i privilegi di pochi – afferma –. Ferrari ha infatti applicato valori che la sinistra non riesce proprio a comprendere e praticare: correttezza e merito». Che chiede: «In un’azienda privata, pur avendo gli stessi permessi, pensate che si manterrebbe un dipendente che lavorasse due mesi su 12? ». E sottolinea: «Se l’equità è stata la stella polare che ha portato Ferrari alla decisione, tutti coloro che in queste ore stanno correndo al capezzale di Termine sono spinti invece dalla difesa corporativa di un mondo politico autoreferenziale e privilegiato. Un mondo immaginato come comodo e ovattato, dove tutto sia dovuto, tranne l’obbligo di sgobbare per guadagnarsi di che vivere».
Sulla stessa linea d’onda il consigliere regionale Paolo Marcheschi (FdI): «Bravo il sindaco Ferrari per aver fatto emergere chi si nasconde nei posti pubblici per fare invece un altro tipo di attività, differente da quella per cui è stato assunto e pagato dai contribuenti. Un buon governo di Destra abolirà anche questi privilegi che negli enti pubblici, le Asl e altri enti intermedi della Toscana sono diventati un’abitudine per la sinistra». E il deputato FdI Giovanni Donzelli: «Essere del Pd non può essere un motivo valido per non andare a lavoro. Questo signore si è presentato al lavoro otto volte in quattro mesi e pretendono anche di avere ragione. Forse qualcuno finora era abituato così grazie ad amici che glielo consentivano».
La prima sponda a termine è arrivata dalla Cgil. Il segretario provinciale Fabrizio Zannotti fa appello al «parlamento e al ministro competente affinché si intervenga immediatamente sulla questione e si torni a garantire anche a Piombino il pieno rispetto della Costituzione. Chiediamo che della questione se ne parli al più presto in consiglio comunale, magari tramite l’istituzione di una commissione speciale». La segretaria del Pd toscano Simona Bonafè punta il dito: «Non sfugge che Termine, esponente del Pd, sia politicamente all’opposto del sindaco di Piombino e leggere nelle ragioni del licenziamento che la sua “colpa” sarebbe stata quella di avere usufruito di permessi, previsti dalla legge, per esercitare le funzioni di primo cittadino è inaccettabile. Siamo davanti a un sindaco che accusa un altro sindaco di avere fatto il proprio dovere, motivazione talmente incredibile da rafforzare ancora di più il sospetto che si tratti di un’azione punitiva di Ferrari per le idee e le iniziative politiche di Termine». E Italia Viva Toscana in una nota sottolinea che «basterà un tribunale per ripristinare ciò che è sacrosanto, tuttavia non deve sfuggire a nessuno quale sia la non cultura istituzionale che anima certe amministrazioni guidate dalla destra». —
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