Gioco
Il sindaco di Piombino licenzia il sindaco di Monterotondo, dipendente del suo Comune
Ferrari (FdI): "Troppi permessi per svolgere il suo compito". Termine, primo cittadino Pd del paese grossetano, è stato silurato alla vigilia di Natale. Gli era stata proposta l’aspettativa, ma lui ha rifiutato. I dubbi della Cgil: "Decisione politica"
PIOMBINO. Licenziato a far data dal 23 dicembre. Informato il 24. Come regalo di Natale, niente male.. E’ accaduto al sindaco di Monterotondo, Giacomo Termine, dipendente del Comune di Piombino. Troppi permessi per poter svolgere il suo ruolo istituzionale. «Permessi retribuiti previsti dalla legge. Niente di più», replicano negli ambienti vicini a Termine.
Il punto è che il primo cittadino di Monterotondo, in quota Pd, non può optare per l’aspettativa. Con una indennità di carica di appena 450 euro (il Comune è piccolo e la cifra è questa) non si campa. E gli altri ruoli che ha li copre a titolo gratuito.
Da qui l’intervento della Cgil che qualche dubbio ce l’ha sul fatto che la decisione della giunta piombinese sia influenzata dalla matrice politica del suo dipendente, visto anche quella opposta del sindaco di Piombino, Francesco Ferrari, esponente di Fratelli d'Italia. Così la Cgil è pronta ad impugnare il provvedimento.
«Formalmente - fanno sapere dal sindacato - dicono che Termine non abbia superato il periodo di prova. Ma la motivazione non ha fondamento perchè la prova era già stata superata nel precedente incarico a Gavorrano. Il sospetto è che si tratti solo di un pretesto per mascherare un vero e proprio licenziamento “politico”,magari per creare un “caso” da sfruttare a fini elettorali in vista delle prossime regionali».
Il lavoratore licenziato era stato assunto il 31 dicembre 2018 come istruttore direttivo amministrativo. «Per poter continuare a svolgere nel migliore dei modi il suo mandato elettivo a Monterotondo Marittimo - ha potuto e dovuto usufruire dei permessi previsti dalla legge per assentarsi da Piombino», prosegue il sindacato. Che aggiunge: «Non ha mai ricevuto contestazioni. Neanche lo scorso giugno – con l’insediamento della nuova amministrazione – erano state evidenziate criticità. Non capiamo dunque il comportamento dell'amministrazione Ferrari. La decisione è ingiusta e strumentale. Il messaggio che si trasmette è pericoloso: si vuol far intendere che solo i cittadini economicamente facoltosi o pensionati possono permettersi di diventare sindaci di Comuni piccoli. In ballo c'è il diritto di ciascun cittadino di poter svolgere nel migliore dei modi l'incarico per cui si è stati eletti».
Ferrari replica a tambur battente senza contestare la legittimità dei permessi. «Altrettanto legittimamente, - dice - alla luce dell’impossibilità di valutare il suo rendimento causa assenze, abbiamo deciso di non confermare la sua posizione».
«Non è una scelta politica, Termine - prosegue - gode degli stessi diritti di un qualsiasi altro lavoratore ma, allo stesso tempo, deve ottemperare anche ai doveri che la sua posizione implica. Non è giusto che qualcuno percepisca uno stipendio senza svolgere il lavoro che è chiamato a fare, soprattutto in un ente che si regge su denaro pubblico e che deve garantire servizi ai cittadini».
Termine è sindaco di Monterotondo dal 2014, mentre l'amministrazione comunale di Piombino da maggio scorso è guidata dal centrodestra.
LE REAZIONI
La vicenda ha scatenato un vespaio di polemiche. Di licenziamento "sorprendente e incomprensibile da un punto di vista giuridico" parla il presidente del Consiglio regionale della Toscana Eugenio Giani: "La condizione dei sindaci dei piccoli comuni - afferma - è talmente all'evidenza in tutta Italia, al di là delle posizioni politiche, come problema da affrontare che proprio recentemente il Parlamento se ne è occupato". Giani parla di "chiaro tentativo strumentale di portare in pasto al populismo la posizione di Termine" a cui esprime solidarietà augurandosi che il "rispetto della legge porti chi ha compiuto questo gesto a doverlo ripensare e revocare".
"Decisione arbitraria e illegittima, porterà un atto di condanna in Consiglio regionale", afferma il capogruppo del Pd in Consiglio regionale Leonardo Marras secondo il quale "negare con arbitrio diritti politici ignorando la legge o prendendola a calci in Italia ha un solo nome: fascismo". Marras confida in un "necessario ripensamento" di Ferrari: "Ci ha mostrato anche in occasione della negazione della cittadinanza onoraria a Liliana Segre - conclude - che è capace di ritornare rapidamente sui suoi passi".
In difesa del sindaco Ferrari interviene il consigliere regionale di Fratelli d'Italia, Giovanni Donzelli. "Essere del Pd non può essere un motivo valido per non andare a lavoro - attacca Donzelli - Questo signore si è presentato al lavoro otto volte in quattro mesi. Forse qualcuno finora era abituato così grazie ad amici che glielo consentivano. Il Pd è dunque favorevole all'assenteismo?".
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