Il dolore
Jsw, il Governo non risponde: "Ma la vertenza non è risolta"
Fim, Fiom e Uilm richiamano agli impegni presi nell’Accordo di programma. E il 24 gennaio scadono i 18 mesi presi da Jindal per lo studio sulla nuova acciaieria
PIOMBINO. La relazione trimestrale di Piero Nardi, commissario straordinario sull’attività di monitoraggio della vertenza della Ex Lucchini, ha riacceso i riflettori sulla situazione di incertezza che regna sul futuro dello stabilimento piombinese. Una foto che ha il merito di mettere nero su bianco i ritardi negli investimenti, i problemi del mercato, le responsabilità del Governo, che ancora non ha convocato azienda e sindacati al Mise per fare il punto sul progetto di Jindal, a cui mancano ancora le risposte sul tema fondamentale, quello del costo dell’energia senza le quali lo stesso Nardi ammette che il piano non si tiene dal punto di vista economico. . A preoccupare non sono tanto i 250 esuberi alla fine della realizzazione del piano, perché come rilevano Fim, Fiom e Uilm in un documento, «la relazione del commissario straordinario su occupazione e ammortizzatori sociali non fa che confermare quanto già noto, ossia che il piano Jsw prevede, se realizzato in toto, 1450 occupati col sussidio degli ammortizzatori sociali visto che dovrebbe completarsi nel 2023». E in questo caso gli esuberi, quali che siano, dovrebbero essere riassorbiti dai vari accordi di programma, che però sono sempre al palo.
Il vero problema è dunque se quel piano che prevede una nuova acciaieria elettrica davvero verrà realizzato, e se il Governo si deciderà a compiere gli atti necessari – su cui peraltro si è impegnato a suo tempo – a non regalare (eventuali) alibi a Jsw.
I sindacati dal canto loro ricordano gli allarmi sui ritardi del piano Jindal lanciati anche nei giorni scorsi «prima al prefetto, poi al sindaco di Piombino ed infine alla Regione Toscana. Da mesi – dicono le segreterie di Fim, Fiom e Uilm – stiamo sollecitando un incontro al Mise». Allarmi lanciati a tutte le istituzioni «per evitare che il Governo si accorga troppo tardi che la vertenza del secondo polo siderurgico italiano non è ancora risolta».
«Nei 18 mesi dall’arrivo del Gruppo Jsw a Piombino – ricorda il sindacato – non sono ancora partiti gli investimenti sui treni di laminazione, né gli smantellamenti, e il 24 Gennaio scadrà il termine che il Gruppo indiano si era preso per lo studio di fattibilità sui forni elettrici per produrre acciaio in maniera ecocompatibile e rendere autonomo e competitivo lo stabilimento».
Se queste sono le responsabilità attribuite a Jindal, il problema per Fim, Fiom e Uilm è che «in questi 18 mesi anche il Governo non ha fatto la propria parte, non ha mai convocato l’imprenditore per capirne le reali intenzioni, né ha ancora dato le risposte previste nell’Accordo di programma sul costo dell’energia, sull’uso della discarica, sulle bonifiche, sui certificati bianchi. Intanto il settore dell’acciaio è entrato in una crisi gigantesca a livello mondiale».
Per il sindacato dunque «il vero problema è far sì che il piano si realizzi ma per far questo, come si legge nella relazione del commissario, occorre il massimo supporto di tutte le Istituzioni». Dunque «importante sarà il prossimo incontro che abbiamo chiesto e continuiamo a chiedere si tenga a gennaio al Ministero – scrivono Fim, Fiom e Uilm – che non può più essere rinviato». Quella sarà la sede per «pretendere dall’imprenditore il rispetto dei tempi per la presentazione del piano industriale, e dal Governo che si intervenga con maggiore forza per salvaguardare l’unico stabilimento italiano che produce rotaie, un settore strategico anche nel futuro. Per tutelare davvero i posti di lavoro si deve cominciare da quando c’è da assegnare migliaia di tonnellate di rotaie per il nostro Paese».
Infine in riferimento alla situazione dell’Ilva di Taranto, e alle ipotesi di soluzioni che circolano, legate anche a una nuova legge sull’amianto che faciliterebbe l’uscita anticipata di molti lavoratori dalle fabbriche, il sindacato sostiene che «se il Governo pensa di valutare soluzioni specifiche per altri stabilimenti italiani del comparto siderurgico, quei provvedimenti devono essere a tutela dei lavoratori di tutto il comparto, nessuno escluso». —
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