Italia
Qualcuno spera nell’arrivo di Barilla «ma siamo una categoria ignorata»
venturina. Alcuni agricoltori hanno testimoniato la propria esperienza analizzando numeri, problemi e prospettive. Massimo Chiavaroli di Campiglia Marittima, coltiva pomodoro. «La novità sostanziale che dovrebbe darci qualche prospettiva – ha detto – è l’interesse del gruppo Barilla che si sta interessando al marchio Petti. Non è ancora dato per fatto l’accordo, a febbraio si capirà se andrà avanti o meno, ma questo potrebbe essere per noi e il territorio uno stimolo di crescita e potrebbe esportare il prodotto toscano nel mondo. Petti lo sta già facendo ma Barilla ha potenzialità sicuramente superiori. È un’opportunità di rafforzare la filiera e fa ben sperare per il futuro di questa coltura». Alessandro Meini, ortofrutta fresca. «Quest’anno non è meglio dell’anno scorso – ha riferito –. La mancanza di contrattazione con la gdo, ma non solo, fa sì che spesso la nostra marginalità nel bilancio costi/ricavi tante volte si annulla. Ci sono poi delle dinamiche commerciali da parte delle forme organizzate un po’ strane, come discount che fanno aste al ribasso per l’acquisizione di prodotto ortofrutticolo fresco. Questo oltre che deleterio è immorale perché dietro a quel prezzo c’è una famiglia, un lavoro, una professione, grossi investimenti. Si investe 100 per prenderne l’1,8, il resto va nel sistema filiera e indotto». Paolo Pescia, di Rosignano Marittimo, produce miele: 2019 «Annata pessima – ha detto –. Chi ha un magazzino adeguato, essendo un prodotto a lunga conservazione, quest’anno si salva e chi non ha un magazzino ben rifornito dovrà tirar su bandiera bianca». Bisogna poi fare i conti con i prodotti d’importazione commercializzati a prezzi molto più bassi. «Un vasetto di miele d’importazione viene commercializzato a un prezzo inziale di 1,20 euro contro i nostri 5 euro al chilo – puntualizza –. Chi produce giusto, con dipendenti denunciati e assicurati, ha costi di produzione superiori ad altre parti del mondo e questo incide sul prezzo finale». E parlando di “lavoro grigio” e caporalato «deve esserci un’etica – ha precisato –, che ha un costo che il consumatore deve riconoscere quando fa la spesa: dietro prezzi bassissimi c’è chi non produce onestamente».
Edio Giannellini, Campiglia Marittima, alleva chianina. «I prezzi della carne sono in ribasso, a eccezione della chianina per i pochi numeri rimasti. Le altre razze hanno prezzi molto bassi perché la carne nazionale ci invade a prezzi molto bassi. Come si fa a fargli concorrenza con le regole che ci sono ma non uguali per tutti? In Toscana sono diminuiti gli allevamenti di bovini tra il 5 e l’8%, in provincia di Livorno dal 2009 al 2016 sono calati del 19%. Gli allevamenti ovo caprini in Toscana sono diminuiti del 44% e in provincia del 33. Il ricambio generazionale non c’è più, ai nostri giovani questo mestiere non piace perché portare avanti un’azienda è molto difficile e la vita che facciamo non è facile. Come si può uscire da questa situazione se la politica tutta e soprattutto la Regione Toscana continua a promettere senza mantenere? Anche le organizzazioni professionali si devono dare da fare per sostenerci e cercare di risolvere tutti questi problemi di cui non si vede la fine» conclude Giannellini». —
A.M.
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