Il Tirreno

Si va avanti tutta Ora il progetto industriale torna quello del 2018

Manolo Morandini
Si va avanti tutta Ora il progetto industriale torna quello del 2018

Via libera dell’assemblea dei soci, dopo il no al piano B I sindacati: «È un risultato che ci trova soddisfatti»

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Avanti tutta. La certezza è la continuità aziendale. La strada su cui hanno deciso di proseguire i soci di Rimateria Spa è definita nel piano industriale del 2018, che si è tradotto nel progetto presentato il 30 maggio dello scorso anno all’esame di valutazione d’impatto ambientale. Esame superato di recente, seppur con prescrizioni. Ma c’è un termine. Il 15 gennaio 2020. La data è indicativa. Ed è l’orizzonte dato dal presidente Francesco Pellati ai rappresentanti sindacali al termine di una giornata fiume, che ha visto seguire all’assemblea dei soci la riunione del consiglio di amministrazione.

Sgombrato il campo dall’ipotesi fallimento si torna a ragionare sui nodi da sciogliere. Su tutti c’è il superamento della diffida della direzione Ambiente della Regione, che dalla metà di novembre ha sospeso i conferimenti dei rifiuti in discarica. Dai soci privati, Unirecuperi Srl e Navarra Spa, arriva una nuova iniezione di liquidità, ma per far girare i motori la benzina sono i conferimenti.

La svolta. Perché di questo si tratta. Riporta Rimateria sui binari del piano industriale originario. Tanto contestato dal sindaco di Piombino Francesco Ferrari e dalla collega di Suvereto Jessica Pasquini quanto dal Comitato salute pubblica. La scelta industriale è maturata dopo settimane. Il cortocircuito è stato innescato il 5 dicembre dall’assemblea dei soci di Asiu Spa in liquidazione, dove Ferrari e Pasquini hanno respinto le ipotesi di un nuovo piano industriale illustrate da Pellati, che si sarebbe limitato a utilizzare cono rovescio della discarica ex Asiu, riqualificazione e rialzo della ex Lucchini, con rifiuti speciali a ridotto contenuto odorigeno, messa in sicurezza delle due e bonifica della discarica abusiva LI53. Ma una variabile che balla però sono i volumi di rifiuti autorizzati. L’opzione rifiuti zero, invece, o meglio nessun conferimento da fuori Val di Cornia, a Ischia di Crociano trova la porta della sede della società chiusa.

Che il momento non sia dei più semplici, anche sul piano delle ricadute politiche, emerge dalle scarne parole del presidente Pellati, raccolte dal Tirreno a tarda sera. «Domani faremo una comunicazione molto asettica com’è nel costume della società, in cui diremo quello che è successo nell’assemblea di oggi – dice –. La situazione non è facile e ogni parola ha un peso. Questo è un momento estremamente pesante e molto impegnativo».

Qual è la prospettiva? Il progetto Rimateria è uscito dalla Valutazione di impatto ambientale con numerose prescrizioni. I “volumi della nuova discarica LI53 – si legge nel parere del Nurv – e quelli previsti per il sormonto della ex Lucchini potranno essere autorizzati in AIA per il solo conferimento dei rifiuti derivanti dallo smaltimento dei cumuli già presenti e da attività siderurgica”. I nuovi lotti di discarica nell’area LI53 e nella parte ancora da coltivare della ex Lucchini saranno riempiti solo con rifiuti inorganici e non con rifiuti organici e biodegradabili, responsabili delle maleodoranze per la produzione di biogas. Il gestore è inoltre chiamato, in base alle prescrizioni, a rivedere il perimetro della nuova discarica LI53, “in modo da rispettare la distanza di 500 metri dal centro abitato più vicino”. E questo significherà scendere da un volume complessivo di 2,5 milioni a circa 1,8 milioni di metri cubi. Non solo. Prima della realizzazione della nuova discarica dovrà obbligatoriamente essere completata la copertura e la riprofilatura definitiva della discarica di Rimateria.

L’assemblea dei soci si è tenuta dalle 11 del mattino. E da quel momento fuori dal quartier generale Rimateria si sono riuniti in attesa i rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl, Uil e degli autonomi Fiadel. Le prime indiscrezioni sono trapelate solo nel pomeriggio e a sera il presidente Pellati li ha ricevuti per una breve comunicazione, al termine del Cda, chiuso alle 18. «È un risultato che ci trova soddisfatti – affermano i sindacati –. L’azienda continuerà a lavorare ed ha dato una dimostrazione di vicinanza ai suoi 45 dipendenti non solo pagando gli stipendi ma anche della tredicesima mensilità». E concludono: «L’azienda sta rispondendo alle prescrizioni della direzione Ambiente della Regione e ci aspettiamo che questi passi in avanti vengano riconosciuti anche dagli organi competenti». Tradotto: è necessario far ripartire i conferimenti. —

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di Redazione web