Gioco
Progetto per frenare l’erosione nel golfo da Magazzini a San Giovanni
Nella parte nord della baia l’acqua ha spazzato via tutto Legambiente: «La causa sono i due porticcioli»
PORTOFERRAIO. Guerra all’erosione nel golfo di Portoferraio. L’amministrazione ha infatti dato incarico (spesa prevista circa 8mila euro) al professionista di Firenze, Enrico Amante, perché rediga gli atti relativi all’area costiera San Giovanni, Le Prade e Magazzini. Nel mirino della giunta Zini c’è l’approvazione del progetto definitivo, che si pone l’obiettivo di contrastare l’erosione marina della fascia litoranea che si affaccia sul golfo di Portoferraio. «Era stata la stessa Regione – rimarca Idilio Pisani, assessore all’Ambiente e al paesaggio – in occasione del convegno sull’erosione marina che si è tenuto recentemente al De Laugier a sollecitare la nostra amministrazione attraverso i loro referenti presenti alla giornata di studio perché si andasse alla redazione del progetto definitivo, successivamente da inoltrare alla Regione Toscana allo scopo di accedere ai finanziamenti governativi. A ragion del vero – continua sempre l’assessore al paesaggio – già la precedente amministrazione aveva curato il piano preliminare di questa zona costiera. A noi il compito di riprendere il discorso per darci una stesura definitiva». Un tema peraltro che era stato già affrontato in precedenza. Ma finora mai portato a termine. Si ricorderà infatti l’allarme che era stato lanciato negli anni precedenti da Legambiente arcipelago toscano. Gli ambientalisti avevano portato all’attenzione degli amministratori lo stato in cui versava l’intera costa sud del golfo portoferraiese. Quella che va da quel che resta delle Antiche Saline di San Giovanni alla spiaggia delle Prade e che orla una zona umida, sito d’interesse comunitario e zona di protezione speciale per terminare con la frazione di Magazzini. «I due porticcioli di Magazzini e San Giovanni – si legge nella relazione di Legambiente – sembrano essere tra le principali cause di un’erosione molto accentuata lungo tutto questo tratto di costa». Con l’insabbiamento del porticciolo dei Magazzini. “Ma non solo – aggiunge sempre Pisani – il tratto di strada che era lungo la costa oggi non esiste più, scavato come è avvenuto dall’effetto delle correnti marine. E il mare non si è fermato qui. Il muro ottocentesco, tra la spiaggia e le vigne, a protezione della tenuta storica “La Chiusa”, esempio di architettura settecentesca elbana, retaggio e memoria della civiltà contadina e signorile della zona, è crollato ormai a contatto diretto col mare». E non erano mancati gli appelli al possibile rischio di cui si erano fatti interpreti rispettivamente Italia Nostra, Arcipelago toscano, l’associazione “Cammino della Rada”, il Gruppo Aithale e l’associazione degli albergatori, senza infine contare gli imprenditori della zona denominata “Baia Blu”. Ora pare si sia imboccata la strada giusta per dare il via ai lavori urgenti nell’ottica della difesa della costa portoferraiese e di tutta un’area di grande importanza archeologico come le recenti campagne di scavi hanno evidenziato.
«La Regione – conclude Pisani – finanzierà gli interventi della messa in sicurezza a una sola condizione, cioè che il Comune abbia approvato il progetto definitivo della costa sud». Ma questa è solo una parte. Resta per ora fuori la cosiddetta costa bianca che arriva fino all’Enfola, anch’essa interessata dal fenomeno erosivo. —
Luigi Cignoni
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