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il caso 

Tirrenia spedisce all’Elba 50 impiegati in esubero

Tirrenia spedisce all’Elba 50 impiegati in esubero

La compagnia del Gruppo Onorato minaccia il licenziamento di 1000 marittimi quando a luglio scadrà il bando sulla continuità territoriale in Sicilia e Sardegna

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PORTOFERRAIO. La compagnia di navigazione Tirrenia minaccia di lasciare a casa circa mille dipendenti in vista della scadenza della convenzione ministeriale (luglio dell’anno prossimo) che sovvenziona la continuità territoriale di diverse linee in Sicilia e Sardegna e di una riorganizzazione aziendale.

Tirrenia, del gruppo Onorato, ha incontrato i sindacati per annunciare intanto la chiusura degli uffici di Napoli: una cinquantina di impiegati saranno redistribuiti fra Portoferraio e Milano (e un piccolo gruppo forse a Livorno). La società tiene a precisare che si tratta non di licenziamenti ma di trasferimenti, motivati dalla scelta di evitare il mantenimento di duplicati fra le ex strutture acquisite con la privatizzazione di Tirrenia e quelle delle proprie sedi.

Si tratta di riorganizzazioni che in parte erano già state avviate nei mesi scorsi, viene fatto rilevare dal quartier generale del gruppo Onorato. Ma sul fronte dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali si teme che questa sia l’avvisaglia di un giro di vite anche sul versante del personale marittimo quando nel prossimo mese di luglio scadrà la convenzione da 72 milioni di euro annui che lo Stato pagava per Tirrenia e che il gruppo Onorato ha acquisito al momento della privatizzazione per quanto riguarda le rotte della “continuità territoriale” marittima della Sardegna e della Sicilia.

Non è chiaro se vi sarà una proroga, se sarà confermata una convenzione di quella entità o se la cifra sarà ridotta e quali obblighi dovrà assumere l’eventuale soggetto privato in gara. A oggi fonti del governo si sono limitate a dire che stanno lavorando a un nuovo bando, senza specificarne tempi e identikit.

La vicenda è stata portata all’attenzione del governo dai sindacati, dopo che in un incontro tenutosi ieri la compagnia ha messo sul tavolo un piano di crisi che potrebbe mettere a rischio circa mille posti facendo precipitare Tirrenia tra le nuove emergenze occupazionali dopo Arcelor Mittal e Alitalia.

Immediata la reazione delle principali sigle di categoria. «La prospettiva di 1.000 esuberi tra il personale marittimo a partire dal 2020 e della chiusura delle sedi amministrative di Napoli e Cagliari con trasferimento coatto di tutto il personale nelle sedi di Portoferraio, Livorno e Milano, appare inverosimile e, qualora fosse confermata, non esiteremmo a respingerla», dichiarano Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti a seguito dell’incontro di ieri con Tirrenia-Cin.

Per questo Filt C gil, Fit Cisl e Uiltrasporti hanno già annunciato un’opposizione durissima al piano, proclamando lo stato di agitazione e avviando le procedure per lo sciopero «che sarà inevitabile – sostiene il sindacato – se l’azienda persevererà in tale percorso».

Ancora difficile dire se la cinquantina di lavoratori in esubero a Napoli accetteranno la destinazione elbana. «Sull’Elba non ci sono ripercussioni – dice Agostino Salza, responsabile del settore marittimi del sindacato Filt Cgil – ma è ovvia la nostra preoccupazione in senso generale, visto che si parla di un migliaio di marittimi a rischio e che a essere toccata è un’azienda così importante per il nostro territorio». —

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