Il Tirreno

il commercio che resiste 

L’allarme dei negozianti di via Manganaro: «Schiacciati dai centri commerciali»

Stefano Bramanti
L’allarme dei negozianti di via Manganaro: «Schiacciati dai centri commerciali»

Le attività pronte a mobilitarsi per difendere l’identità di una parte della città sempre più votata alla grande distribuzione

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Se il centro storico di Portoferraio pare in abbandono, problemi importanti emergono nel cosiddetto nuovo centro, oltre il Ponticello. Sta per nascere, infatti, una mobilitazione tra i negozianti che assistono, preoccupati per il loro futuro, ad una possibile migrazione di loro colleghi verso centri commerciali, come quello sopra l’Upim o sopra l’Eurospin.

Una probabile minaccia? La prima ad essere sentita è Franca Marianelli de “Il Canneto”, articoli per l’arredamento della casa. «Nuove strutture avanzano? Avranno ottenuto i permessi per farlo – commenta la commerciante – ed anche autorizzazioni dalla precedente amministrazione comunale. In una realtà piccola come la nostra può essere il colpo di grazia. Si sente dire che sorgeranno nuovi negozi sopra il supermercato Eurospin e qualche negozio è stato già contattato. In pochi chilometri a Portoferraio esistono quattro supermercati e poi c’è chi viaggia per andare da Ikea o altrove, addirittura con viaggi organizzati ad hoc. Noi resistiamo da 33 anni nel commercio. Bisognerebbe che ci si smobilitasse, ma tanti pensano che sia una lotta persa, perché c’è da vedersela con potenze troppo più forti di noi. Mio marito Durante ha chiesto un incontro col sindaco, ancora non è stato possibile. Si era parlato di negozi che rispettassero la tipicità elbana ma poi pare sia stata cambiata strategia».

Il riferimento è la nascita di un centro commerciale sopra Eurospin, contro cui si è schierata Confcommercio che ha presentato, a tale proposito, un esposto in Procura.

Paola Bertani di Magie, nota pasticceria– bistrot, è campionessa mondiale del cioccolato. «In questi nuovi centri commerciali si parla di offrire qualità a basso prezzo. Io ritengo che questo non sia possibile. Io tratto proprio prodotti di eccellenza. Vedremo cosa realizzeranno con questi commerci. Probabilmente come avviene a Firenze nel mercato centrale, apriranno vari corner specializzati. È un grande pericolo per il territorio elbano per la sua identità e per tutta la nostra comunità. Per me è un denaturare le identità del nostro paese».

Bertani ricorda le eccellenze elbane come con Elba Magna, Antonio Arrighi che sperimenta col vino greco ed Elba Taste che fa promozione dell’enogastronomia del territorio. «Le strutture più grandi non aiutano la nostra realtà e ne risentono le piccole attività molto belle e storiche, come La Standar Casa del signor Quercioli, da difendere. Quindi sono favorevole ad unirci. Guardiamoci negli occhi per dirci dove avremo a finire. Bisogna prendere iniziative».

Preoccupato pure Dario Ferro, fiorista del Foliage, sempre di via Manganaro. «Troppi centri commerciali stanno aprendo, col sistema del franchising. Non è un arricchimento ma un impoverimento per il settore commerciale di Portoferraio. Sarebbe opportuno riunirsi e parlarne. Si dice che alcuni commercianti della nostra zona siano pronti ad abbandonare la propria attività per confluire nei centri più grandi. Anche in questa via Manganaro c’è chi lascia e va nella periferia di Portoferraio, dove c’è un altro centro commerciale sopra l’Upim».

Samuele Rossi di Time Out, negozio di abbigliamento, vuole vedere come evolve la situazione. «Si parla tanto di questa novità, l’Importante è capire quale tipo di negozi spunteranno. Io non ho paura delle novità, anche noi dobbiamo cambiare in base alle esigenze della gente, dei nostri ospiti per migliorare sempre. Però non vorrei che questa cosa portasse alla chiusura di negozi storici di Portoferraio».

Rossi immagina che in questi nuovi centri ci saranno offerte mono marca. «Il rischio è perdere la nostra cultura commerciale, il nostro tessuto locale che bene o male da sempre ha fatto la differenza. E noi abbiamo anche il problema di chi va a comprare fuori Elba, incantati dal basso costo che spesso non ha qualità certa. È bene agire per tali problemi, ma anche per altri casi irrisolti dell’Elba, noi commercianti siamo preoccupati per l’ospedale, per i trasporti, non riusciamo ad avere 200 metri di pista in più per l’aeroporto, una famiglia traghetta con spese simili a una crociera alle Maldive». Un quadro di un’Elba tormentata da tante, troppe questioni. –

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