Il Tirreno

suvereto 

Sagra del cinghiale Buona la seconda in attesa del gran finale

M.P.

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suvereto. Seconda di sagra con tempo più clemente a Suvereto. Gli ospiti sono cresciuti affollando i punti ristoro e le altre attrazioni, con anche i ristoranti privati del paese al completo con i menù di sagra. Dalle passeggiate organizzate, alla tradizionale cappa con la griglia in piazza, le “arrostite”, la pasta fritta e così via, la possibilità di provare ad andare a cavallo o di tirare con l’arco e le tante bancarelle tipiche dei mercatini natalizi. E poi la musica, – con gruppi e solisti in diversi angoli del centro storico che invitavano gli ospiti a cantare e accennare coinvolgenti passi da ballo, mentre dietro il trecentesco palazzo comunale si esibivano artisti circensi della scuola acrobatica Fool Circus.

Nel pomeriggio la sfilata ed esibizione della Compagnia Musici e Sbandieratori Santa Croce di Suvereto che hanno raggiunto i loro 27º anni di attività, nati per dare una coreografia all’antico palio locale che porta lo stesso nome del patrono e si corre in primavera, quest’anno il 2 maggio. Si sono esibiti giovanissimi allievi molto applauditi e poi i veterani, con le classiche coreografie di piccole e grandi squadre, benedetti anche dall’unica pur breve spruzzata di pioggia della la giornata.

Domenica prossima gran finale del folclore locale con il corteo storico per la rievocazione della concessione della Charta Libertatis. Tra gli artigiani e le mostre al Chiostro ha colpito Tarsie d’autore del piombinese Enrico Robotti. «La tecnica usata per questi quadri – spiega Robotti – è quella dell’intarsio, con l’utilizzo del legno per realizzare figure geometriche o di prospettiva. In molti casi troviamo una tarsia pittorica, ma quello che desideravo realizzare era una quasi pittura come amo definirla». Che aggiunge: «Sostituire, cioè, i tratti del pennello con la bellezza di un elemento naturale e vivo come il legno capace di offrire sfumature, ombreggiature e colori. Una varietà incredibile che mi ha permesso di riprodurre opere di Canaletto, Caravaggio, Picasso, Botero e tanti altri senza l’ausilio di colori e pennelli». E l’effetto è stato notevole fra gli archi di quell’antico Chiostro di San Francesco sul colle dell’ex convento. — M.P.

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