Exodus, l’avventura sul Bamboo con “Mediterraneo mare di pace”
Stanislao Pecchioli racconta il viaggio dell’imbarcazione elbana da Marsiglia, poi Barcellona, Tunisi fino a Palermo e a Livorno
il racconto
Nel tardo pomeriggio del 26 novembre il Bamboo, l’imbarcazione della Fondazione Exodus ha fatto rientro all’Elba. Si è concluso così il progetto “Mediterraneo Mare di Pace” promosso dal Comitato internazionale della marcia della pace e della non violenza iniziato a Genova il 27 ottobre. La barca ha fatto tappa a Marsiglia, Barcellona, Tunisi, Palermo e Livorno. Pace, disarmo nucleare, diritti umani e ambiente sono questi i temi della seconda marcia mondiale che, a distanza di 10 anni dalla prima, attraverserà un mondo dove sono in corso 30 guerre e 18 aree di crisi.
In tutti i porti si è voluto richiamare l’attenzione sulla non più prorogabile necessità che tutti gli stati ratifichino il trattato sulla proibizione delle armi nucleari e l’impegno a un percorso di disarmo delle armi convenzionali. “La Fondazione Exodus onlus”, l’associazione per la promozione della cultura del mare” La Nave di Carta” e “l’Unione italiana vela solidale”, si sono fatte portavoce di tutte quelle persone di buon senso che si riconoscono nella Dichiarazione di Barcellona del 1995 per il partenariato mediterraneo di pace sottoscritto da 12 paesi. Duemila miglia di mare per testimoniare l’urgenza di dire basta alle parole di odio e di violenza che oppongono le diverse culture che si affacciano sul Mediterraneo ma anche di denunciare la violenza contro l’ambiente.
In un momento di profonda crisi della società, politico, sociale e di relazioni che fa crescere e alimenta sentimenti di paura, di sfiducia e di intolleranza è importante dare dei segnali forti e tangibili. Exodus da 35 anni non si limita a mettere “qualche cerotto” a chi inciampa ma lavora quotidianamente per comunicare valori positivi nella scuola, nella famiglia, nella società, per dare risposte alternative ed efficaci ai gravi problemi sociali con un approccio educativo.
Mare e vento forte hanno messo a dura prova i ragazzi della comunità elbana di Don Antonio che, unitamente a giovani spagnoli e francesi. —
Stanislao Pecchioli
(Fondazione Exodus
isola d’Elba)
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