Il Tirreno

L’incontro 

Vecchioni fa il pieno di pubblico e di emozioni

M.M.A.
Vecchioni fa il pieno di pubblico e di emozioni

Il pomeriggio al Castello organizzato da Cover Green era inserito nel ciclo sugli archivi tra realtà e immaginario

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PIOMBINO. «Vivere è uguale a essere felice, essere con gli altri, essere con se stessi. Esserci ha un’importanza assoluta. Prendere, perdere, vincere: è la conclusione di uno schema di pensieri. Perché nella vita si vince o si impara, ma non si perde mai».

Roberto Vecchioni ritorna a Piombino dopo due anni e mezzo e trova ad attenderlo lo stesso pubblico caldo, entusiasta, e al tempo stesso pronto a seguirlo per quasi due ore in un ascolto quasi religioso. Due ore che riempiono il Castello dei versi e delle melodie de “L’infinito”, ma anche delle molte spiegazioni che il cantautore milanese, intervistato da Fabio Canessa, concede per raccontare nei dettagli la nascita e l’accoglienza di un disco che, arrivato nei negozi un anno fa, rappresenta forse il contributo più importante alla canzone d’autore “classica” nella nostra musica più recente («Sicuramente – commenta Canessa – uno dei più begli album di Vecchioni).

Aprono i saluti dell’organizzazione, Covergreen e Comune (l’iniziativa concludeva la rassegna “Gli archivi tra realtà e immaginario”). Subito dopo il racconto su “Perdono”, brano dell’album dedicato a Papa Francesco, inaugura la sequenza delle risposte alle domande di Canessa: ma la prima performance è riservata a “Com’è lunga la notte”, brano che nell’originale sul disco Vecchioni interpreta insieme a Morgan.

Accompagnato dal chitarrista Massimo Germini («essenziale, assieme a Lucio Fabbri, per l’elaborazione dell’album»), il cantante commuove la platea con “Giulio”, dedicata a Giulio Regeni, soffermandosi sulle polemiche che nei mesi scorsi lo hanno opposto alla madre del ricercatore ucciso in Egitto («Una mamma può dire qualsiasi cosa. Ma come si può accusare me di strumentalizzare una cosa simile, io che non ho mai strumentalizzato niente e nessuno?»). E poi Leopardi, protagonista del pezzo che dà titolo al disco: «la persona che più sembra lontana dall’amare la vita e invece…». Riferimenti letterari, storie di musica, storie di canzoni, come il racconto su “Viola d’inverno”, classico del repertorio vecchioniano eseguito «per far piangere il sindaco» Francesco Ferrari, che in apertura aveva dichiarato di amarla fino alla commozione. La venerazione per la cultura classica, con uno spazio che si apre addirittura sulla linguistica quando il brano da proporre diventa “Parola”, conclusivo dell’album. Vecchioni, «il cantautore più colto dell’era cristiana», come lo definisce Canessa, si muove con disinvoltura tra le sue tematiche predilette, concedendo al pubblico squarci profondissimi e appassionate confessioni («Conosco una persona attraverso le parole che usa»). Sul finale un passaggio sulle copertine disegnate per Vecchioni da Andrea Pazienza – e insieme il suo ricordo affettuoso – precede la classica “Luci a San Siro”. Per continuare a essere con la vita. Con i suoi ricordi. Con il suo amore infinito. —

M.M.A.

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