Sicurezza
«Questa comunità arrabbiata ha bisogno di abbracciarsi»
Silvia Mangiameli e Sandra Rocchi organizzano il “Free hugs” per il 7 dicembre Appuntamento in piazza Verdi. La loro pagina Facebook ha già 500 like
PIOMBINO. «Quando sentiamo il bisogno di un abbraccio, dobbiamo correre il rischio di chiederlo». (Emily Dickinson). Per chi non vede l’ora, ma anche per chi non ha il coraggio, per coloro che hanno voglia di provare, e pure per i più scettici, l’appuntamento è per sabato 7 dicembre in piazza Verdi. A partire dalle 16.30 per almeno un paio d’ore.
Il fenomeno “Free hugs”, in italiano “Abbracci gratis” arriva anche a Piombino grazie all’idea di due donne, Silvia Mangiameli e Sandra Rocchi che fra una settimana si metteranno in piazza con tanto di pettorina rossa e cartello esplicativo, pronte ad abbracciare quanti saranno disponibili a un gesto di gentilezza spontaneo e tenero.
Per arrivare pronti all’evento (l’iniziativa sociale Free hugs nasce a Sidney in Australia nel 2004) conviene seguire la pagina Facebook creata ad hoc per l’appuntamento piombinese, che raccoglie a oggi quasi 500 “mi piace”. Una piccola anticipazione: per i più temerari, o comunque entusiasti, ci sarà la possibilità di usare il cartello per diventare a loro volta “abbracciatori”.
«Il tema è la tenerezza – affermano le organizzatrici – Questo è l’abbraccio, in tutte le sfumature. Fra grandi e piccini, fra amici, nonni e nipoti, con gli animali. È il gesto più naturale che esista, e infatti quando stiamo male ci abbracciamo da soli».
Ma com’è nato il Free hugs made in Piombino? «È qualche anno che vengo tutti i giorni a prendermi la mia dose di abbracci nel negozio di Sandra», spiega Silvia Mangiameli. «Nasce da un bisogno – replica Sandra Rocchi, titolare della cartolibreria Play Time – L’abbraccio fa sempre bene. C’è un tavolino piccolo in negozio, messo lì per i bimbi, che con Silvia è diventato il tavolo degli abbracciotti. Una sorta di confessionale. In questo mondo abbiamo bisogno di abbracci. Una parola tira l’altra. Ci pensavamo già da un paio d’anni, ma è sempre stato uno di quei progetti che “poi si faranno”. Quest’anno, invece, ci siamo decise».
«Lei lavora da tanti anni al pubblico, e io mi trovo ogni giorno ad avere a che fare con tante persone – dice Silvia – Entrambe stiamo vedendo una comunità arrabbiata. C’è il litigio facile, l’incapacità di essere gentili. Ogni cosa detta, viene detta male, e recepita anche peggio. Ed essere gentili e disponibili viene vista come una cosa strana». «E infatti la gente la vede strana – continua Sandra – E ci domandano perché la facciamo. E le domande sono tante attorno a questa iniziativa. Chissà che non si riesca a strappare un sorriso a qualcuno. Magari un bimbo la sera racconterà a casa di aver visto due bischere con pettorina rossa e cartello che davano abbracci per strada».
«Tra me e Sandra c’è questa cosa ganza – riprende Silvia – Io vengo tutte le mattine in negozio e vengo per prendermi un abbraccio. Entro, e se c’è fila Sandra esce dal bancone e viene ad abbracciarmi, ci si stringe, e la gente aspetta. È un messaggio dato alle persone. Un abbraccio dato agli sconosciuti sta a dimostrare che non c’è bisogno di essere sempre astiosi, anche perché supera le diversità. Un abbraccio è un abbraccio, ed è un messaggio di aggregazione. La pagina Facebook è stata fatta per preparare la gente a questo evento – prosegue Silvia – Perché questa comunità è particolarmente arrabbiata col mondo. La cosa sta incuriosendo molto, e le domande che arrivano sono tante: quanto tempo dura l’abbraccio, o perché lo facciamo. Beh, lo facciamo anche per noi, perché è un gesto bello». —
Francesca Lenzi
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