Gioco
Vita da ambulanti fra crisi, tasse e la concorrenza dei banchi a 1 euro
Un giro tra i commercianti del mercato di via Ferrer C’è chi chiede più spazio «ma la collocazione è giusta»
Ogni mattina si alza per andare al lavoro e, tra il caffè e i pantaloni da indossare, butta un occhio fuori dalla finestra. E guarda il cielo, sperando nel bel tempo, perché il suo negozio è il banco del mercato, in un angolo di paese o fra le vie della città.
È la vita dell’ambulante. A Piombino il mercato settimanale cade il mercoledì, in via Ferrer, via Gori e piazza Saragat, con una deviazione in via Grosseto per i banchi delle piante. Più o meno ciclicamente si parla di spostarlo ma, fra timori e ipotesi, per ora resta lì dov’è, con gli ambulanti ogni giorno alle prese con piccoli e grandi problemi. «Non si lavora, è il problema più grosso – afferma Armando Lentino, da anni ambulante a Piombino di cosmetici e accessori per capelli –Mancano i soldi e lo Stato mette sempre più paletti. Anche a livello territoriale non si scherza. Paghiamo circa 500 euro all’anno per il suolo pubblico e la spazzatura. È tantino, calcolando che veniamo solo una volta alla settimana e che qui la metratura a disposizione è inferiore rispetto ad altri mercati. Come collocazione invece è perfetta. Siamo in mezzo al quartiere e c’è gente, contrariamente a Follonica, ad esempio, dove ci hanno spostato e si lavora meno della metà rispetto a prima».
«Il momento è negativo un po’ per tutti e il mercato sta morendo – dice Gianna Maestrini di Graffio Calzature – La gente ci sarebbe anche, ma non ha interesse a comprare. Ormai siamo invasi dai banchi a 1 o 2 euro. E le persone preferiscono comprare lì, magari roba scadente, ma almeno soddisfano il piacere dell’acquisto. Da me si trovano scarpe di pelle a 69 euro, quasi un regalo, eppure la gente non compra e va via inorridita dal prezzo. È un problema serio, peggiorato dal mondo di internet dove ormai si compra di tutto».
«Siamo fortemente condizionati dal tempo – dice Michela Razzolini del Re del chicco – La crisi c’è, ma molto dipende anche dal clima. In estate lavoriamo di più, anche grazie al turismo. Spostare il mercato? Non scherziamo. Qui va bene. In via Petrarca, oltre a danneggiare i residenti per i parcheggi, non ci sarebbe neppure lo spazio per i banchi».
«La crisi si sente – sostiene Alberto Galligani, ambulante di abbigliamento femminile in città da 30 anni – Ma il cambiamento è generale: i negozi belli del centro hanno chiuso, il materiale peggiorato, e sono spuntati i banchi da poco. La ricetta? Tornare indietro di almeno 20 anni. La tassa annuale? Non sarebbe un problema. Lo è perché le cose non vanno bene, allora dà noia anche una mosca».
«Nonostante la crisi, a Piombino peggiore che altrove, mi difendo – esce dal coro Paolo Rossi dal suo banco di intimo e costumi da bagno – Per contrastarla ho puntato su merce di qualità e la scelta mi sta ripagando. Inoltre sono di Piombino, gioco in casa e mi sono fatto una bella clientela. Le tasse? Ad ammazzarci sono soprattutto quelle statali. Pensa che l’ambulante non è considerato lavoro usurante. La collocazione? L’ideale sarebbe una zona centrale come l’attuale, ma con una metratura maggiore».
«Siamo in un mese terribile, fra tasse, scadenze e maltempo – dice Lorenzo Patrone, da 30 anni ambulante del Salumificio Patrone – Adesso speriamo nel Natale o anche nel prossimo mercoledì, quando avranno pagato le pensioni e si vedrà un po’ più di gente in giro a comprare. Lo spazio andrebbe rivisto. Purtroppo tanti hanno abbandonato il proprio posto. Ora come ora ci sono spazi vuoti e un’idea di dispersione. Andrebbe ripensato un accorpamento, liberando magari una parte del mercato per i parcheggi». —
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