Il Tirreno

Area naturale protetta d’interesse locale 

Anche salti di mezzo metro sui sentieri di Punta Falcone

Cecilia Cecchi
Anche salti di mezzo metro sui sentieri di Punta Falcone

Dopo il maltempo nuovo sopralluogo di volontari Microcosmo e Comune Servono interventi urgenti, pure una ringhiera parapetto da risistemare

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D’estate i tuffi da sempre più in alto, dalla scogliera della casa matta, restano tra i preferiti dai ragazzi, che arrivano da Calamoresca: prova ideale per vincere le paure, un po’ come Elvis nel film “L’idolo di Acapulco”. E tanti ci vedrebbero bene un campionato mondiale...

Il parco di Punta Falcone è pure questo, oltre a storia, memoria, natura, pur “cascando a pezzi”; persino il belvedere dalla casa matta (direzione Baratti) da mesi è senza parte della ringhiera-parapetto, divelta in uno dei punti tanto più belli quanto pericolosi.

Nuovo sopralluogo, ieri mattina: per il direttivo “Microcosmo” Gianpiero Vaccaro e Walter Calvi (insieme anche in #PiombinoUnderground, rifugi antiaerei) con Paolo Giomi, ufficio tecnico del Comune. Per valutare quel che è successo dopo i violenti temporali dell’ultimo periodo. Elenco di necessità da fronteggiare in quest’area di una bellezza unica. Dunque solchi profondi creati dalla pioggia già dalla strada tagliata dalla marina regia dall’ingresso del parco, dal monumento ai caduti del mare. Salti di più di mezzo metro sulla discesa che porta dal cannone verso le spiagge davanti a “Falconcino”. Sulla strada sbucano “agganci” in cemento dei magazzini dell’artiglieria. A terra pezzetti di tazze o piatti, reperti archeologici recenti visto che si tratta delle stoviglie in uso dei militari.

Ovvio che pure chi scopre il Falcone per una passeggiata ne resta affascinato. Naturale terrazza, incuneata in mare, che segna il confine tra Mar Ligure e Mar Tirreno, proprio dalla riservetta numero 1 (ce ne sono 5, solo la 3 visitabile grazie al piccolo museo dedicato al reperti della Guerra mondiale; strutture della ex Batteria Navale Galeazzo Sommi Picenardi). Ma già dalla piazzola dell’Osservatorio, vista ad ampio raggio tra Canale di Piombino, Isola d’Elba e in lontananza i monti della Corsica, l’Argentario e Montecristo.

Giro completo. Evidente che alla casa matta sta franando il terrapieno dell’ex centrale elettrica. «Peccato – ricorda Vaccaro – per la conformazione sarebbe stato “teatro” ideale dove svolgere incontri con proiezioni... ancora visibile il binario che serviva a portare il riflettore sulla punta per illuminare il mare...».

Museo diffuso, davvero. Ci saranno da risistemare i percorsi, prima che ricomincino le visite degli studenti delle scuole che arrivano da tutta Italia. Ma nei progetti dei volontari c’è di più. Certo si continuerà ad usare la riservetta 2 come magazzino. «Stiamo lavorando – spiega Calvi – per ripulire ed aprire anche la riservetta 1 più vicina al mare. Abbiamo già organizzato qui una serata, leggere sotto le stelle l’estate scorsa, con biblioteca Falesia; evento eccezionale soprattutto per i ragazzi. Rimossa la base del cannone la piazzola è validissima per appuntamenti così...».

Falcone, dove già pannelli raccontano i diversi aspetti del parco (geologico, botanico, zoologico e, appunto, storico unica batteria costiera. . . ). Porta dell’Area naturale protetta d’interesse locale dove, da tempo, non si spara più, con la macchia mediterranea che respira per tutti. Si promuove da sè, ma va “accudita”, i volontari non possono farlo da soli. «Andranno richiesti permessi – conferma l’assessore ai lavori pubblici Riccardo Gelichi – anche per la terra da riporto. Poi fare un quadro economico, sicuramente per il 2020, a primavera...». —

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