Lutto
La mareggiata ha distrutto il muro ottocentesco
Italia Nostra segnala i danni riportati dalla struttura a protezione della storica tenuta della Chiusa, nella rada cittadina
PORTOFERRAIO. Un disastro a lungo annunciato. E poi, purtroppo, avvenuto. Il muro di cinta ottocentesco della storica tenuta de “La Chiusa”, a Magazzini, non ha retto alle ondate di scirocco che si sono abbattute nel corso del maltempo che ha investito di recente l’Elba e in particolare la parte centrale dell’Isola. È franato con uno schianto che è stato avvertito e sentito dai molti residenti di Magazzini. Lo rende noto Italia Nostra arcipelago toscano che ha a più riprese, con lettere, segnalazioni, articoli, foto e nelle più svariate occasioni, aveva fatto presente agli amministratori e a chi di dovere del pericolo imminente cui sarebbe andato incontro questo manufatto che segna il confine della tenuta agricola verso il mare. Italia Nostra come Cassandra, inascoltata perché profetizzava sciagure. Ma questa volta il fatto è realmente accaduto, dovuto anche alla velocità dell’erosione costiera che si riscontra puntualmente nella rada di Portoferraio.
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«Alla fine della spiaggia, nel tratto che da Magazzini va alla punta del Predicaio costeggiando il muro ottocentesco di cinta della Chiusa – scrive nel suo intervento Italia Nostra – si è verificato il crollo di una trentina di metri di pietre, muro e fondamenta ha ieri sera avvertito i residenti del piccolo borgo con un boato». L’abbondanza di posidonia spiaggiata, ma anche di rifiuti sparpagliati sono testimonianza della violenta mareggiata. Così come lo sono le voragini aperte sulla spiaggia e la precarietà crescente delle secolari tamerici lungo tutto il sentiero. Effetto delle onde che hanno scaricato la loro forza fin sul parcheggio comunale. Il mare ha avuto campo libero ed è arrivato fino agli appartamenti della stessa Chiusa. Così il molo della darsena medicea a Porta a Terra si trova a pelo d’acqua ogni volta che arriva una perturbazione.
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Segno che a poco a poco sta scomparendo il litorale portoferraiese, continuando a San Giovanni e a Bagnaia. «L’emergenza, con cui l’amministrazione precedente del Comune di Portoferraio si era confrontata, ma in maniera incompleta, richiede un sincero interessamento, anche a fronte dei reali finanziamenti che la Regione Toscana mette a disposizione per progetti operativi – spiegano da Italia Nostra – niente è come prima nella rada di Portoferraio – senza contare il danno per la costa, per i residenti e i visitatori, all’ambiente, alla cultura, a proposte e itinerari in corso tuttora in attesa di attenzione istituzionale, all’economia agricola e vitivinicola, turistica e imprenditoriale. Per progettare interventi, serve ormai affrontare in maniera responsabile e integrata le conseguenze del cambiamento climatico e le scelte di sviluppo economico che, inesorabili, coinvolgono profondamente la nostra vita. La rada e le sue coste, ogni sua sponda, nel semicerchio perfetto che la caratterizza da una parte all’altra del golfo, siamo noi – conclude - È la nostra ricchezza, la nostra vita». —
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