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Scogli sommersi e posidonia, così si può limitare l’erosione
Le ricerche dell’Istituto di biologia ed ecologia marina con il Cnr di Pisa e Arpat Roberto Bedini: «Validi gli interventi che smorzano la forza d’urto delle onde»
PIOMBINO. Interventi di ripascimento e installazione di scogliere sommerse sia per Baratti che per Torre Mozza. Pronti due progetti per proteggere la costa dall’erosione in collaborazione con la Regione Toscana. Saranno impiegati quasi 4 milioni per Torre Mozza e un milione e 600mila euro per il golfo di Baratti. A darne informazione il sindaco Ferrari e l’assessore ai lavori pubblici Gelichi ad inizio novembre.
«Finalmente, dopo anni di incontri anche in Regione si è arrivati a questo risultato, unico che può davvero salvare la spiaggia» ricorda Roberto Bedini, da sempre direttore dell’Istituto di biologia ed ecologia marina.
«Riguardo l’erosione del litorale della Costa Est – sottolinea Bedini – avevamo parlato di questa come unico intervento valido già in un congresso a Follonica nel 1996. Nell’occasione avevamo spiegato che solo imitando quanto fanno le praterie di posidonia oceanica, smorzando le forze d’urto delle onde, che si salverà il litorale».
«Abbiamo consigliato già allora – prosegue Bedini – di riempire con massi le fratture tra le beachrock, attraverso le quali le onde portano via sabbia dal litorale, facendo vedere un video fatto con un drone che riprendeva dall’alto la situazione in essere già sette anni fa. Abbiamo chiesto alle autorità competenti di Livorno e Grosseto di fare un’indagine alla foce di ogni sbocco in mare, dei canali che scaricano acque nel golfo di Follonica, come suggerito da ricerche effettuate dall’Istituto di Biologia ed ecologia marina con il Cnr di Pisa e Arpat nel 2004 cercando se vi erano correlazioni con l’arretramento delle praterie, vero problema legato all’erosione. Il nostro Istituto è convinto che non bastano ingegneri e geologi – aggiunge Bedini – ma ci vogliono anche biologi marini, che conoscono le problematiche legate alla fascia costiera, per cercare di tamponare problemi che riguardano sì i litorali ma partendo da cosa c’è davanti in mare. Abbiamo chiesto al geologo Sbrilli che si sta occupando del ripascimento e all’assessore Gelichi, di venirci a trovare all’Istituto – conferma – proprio per far vedere quanto documentato negli anni in cui sono state studiate le praterie di posidonia oceanica dei litorali che vanno da Livorno ad Orbetello, pensando che sia utile conoscere i cambiamenti della fascia costiera nel tempo prima di prendere delle decisioni sul da farsi oggi. Queste nostre conoscenze saranno presentate nel Simposio internazionale, che si svolgerà a giugno 2020 organizzato dal Cnr-Ibe a Livorno, con tre pubblicazioni che riguardano i problemi dei litorali del golfo di Follonica, del golfo di Baratti e i trapianti di posidonia oceanica. Abbiamo le cartografie di tutte le praterie della provincia di Livorno, fatte col dipartimento di sedimentologia dell’Università di Urbino, in un progetto internazionale con l’Università di Siena e l’Università di Corte (Fr) da cui si potrebbe risalire agli arretramenti delle praterie nel tempo ma nessuno ci ha mai chiesto niente... eppure una sola rampa di scale a Palazzo Appiani ci separa da chi prende decisioni in una materia spesso sconosciuta» conclude Roberto Bedini. —
Cecilia Cecchi
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