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a pisa 

Ancora un rinvio del processo per un gruppo di anarchici

Ancora un rinvio del processo per un gruppo di anarchici

Il gruppo di 11 imputati (tra cui un piombinese) imputato per danneggiamenti Nel 2014 un corteo contro il nucleare degenerò in un assalto a banche e negozi

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PISA. Un corteo di anarco-vandali che nel maggio 2014 macchiò con danni e devastazioni lo spirito di una manifestazione contro il nucleare e per un ambientalismo spinto. A distanza di cinque anni e mezzo la seconda udienza del processo a carico di 11 imputati – tra cui un piombinese – per danneggiamenti aggravati, resta al palo. Ieri l’ennesimo rinvio per difetti di notifica alla primavera 2020. La pletora di investigatori della Digos ha atteso la chiamata del processo da parte giudice Paola Giovannelli e poi si è appuntata la nuova data. Nel frattempo la prescrizione fa il suo corso. E bene che vada i primi testimoni saranno sentiti a sei anni dai fatti. Sono imputati Chiara Sacchetti, 32 anni, di Prato; Daniele Casalini, 34 anni, di Pontedera; Giuseppe Bonamici, 41 anni, di Pisa; Benedetta Galante, 40 anni, di Carpi; Federico Bonamici, 43 ani, di Pisa; Samuel Lorenzetti, 35 anni, di Piombino; Alessandro Dané, 33 anni, di La Spezia; Nakia Casavecchia, 33 anni, di Pontedera; Tommaso Pellegrini, 39 anni, di Pisa; Simone Arena, 33 anni, di Crotone; Barbara Casalini, 32 anni, di Pontedera. Il corteo contro il nucleare degenerò in un assalto a banche, negozi e Scuola Superiore Sant’Anna accusata di fare studi per finalità belliche. Se all’origine della protesta c’era il piano di dismissione dell’ex reattore nucleare del Cisam di San Piero a Grado e lo sversamento dei 750mila litri di acqua radioattiva nel canale dei Navicelli, l’epilogo fu da guerriglia urbana. Furono imbrattate con vernice e scritte banche, catene commerciali e negozi di Corso Italia e Borgo Stretto, provocando decine di migliaia di euro di danni. Esercenti e clienti si ritrovarono “prigionieri” dei negozi sbarrati mentre serrande e vetrine diventavano bersaglio di uova cariche di vernice e “lavagne” dove esprimere con lo spray il proprio dissenso. —

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