Lutto
Il sindacalista: «Non c’è solo Taranto, il governo intervenga anche su Piombino»
Lorenzo Fusco (Uilm) ha parlato a Roma anche a nome di Fiom e Fim: «Per la siderurgia finora soltanto azioni che hanno tamponato le emergenze»
PIOMBINO. Oltre un migliaio di delegati provenienti da varie realtà industriali ha preso parte ieri all’assemblea generale di Fim, Fiom e Uilm. Tra loro, anche una delegazione piombinese per la quale è intervenuto dal palco di un teatro romano il segretario provinciale Uilm Lorenzo Fusco.. Il futuro dell’Ilva ha fatto da apripista, occupando giocoforza un ruolo di rilievo nella discussione. La legge dei grandi numeri si è saldata con le numerose vertenze aperte nel Paese e con la necessità di un intervento forte del governo in grado di affrontare in modo tangibile una crisi devastante.
Un governo che, da decenni a questa parte, - ed è stato sottolineato anche ieri - ha semplicemente preso tempo, cedendo pezzi strategici del comparto siderurgico a imprendiori stranieri, talvolta di scarsa affidabilità, nel tentativo di dimostrare che si era ad una soluzione. Che spesso si è dimostrata semplicemente un tampone. «Come - ed è stato detto anche questo - il ricorso agli ammortizzatori sociali e alla loro proroga.
«Appena gli impianti si fermano, come accaduto cinque anni fa a Piombino, le promesse volano via e ad oggi la soluzione resta ancora molto lontana», ha commentato Fusco lamentando la scarsa attenzione dei media nazionali sulle vicende del nostro polo industriale.«Oggi - ha aggiunto - abbiamo un'altra multinazionale, il gruppo indiano Jindal, che dopo aver confermato di voler investire, chiede il rispetto dell'accordo di programma firmato con tutte le istituzioni, i cui punti principali sono il costo dell'energia e l'utilizzo della discarica adiacente allo stabilimento per ridurre i costi dello smaltimento delle scorie dell'acciaieria. Grave che a distanza di oltre un anno e mezzo dall'insediamento del gruppo indiano però, né il governo attuale né quello precedente, tantomeno l'ex ministro Di Maio che non abbiamo mai avuto il piacere di incontrare ai tavoli per la vertenza piombinese, abbiano ancora convocato ufficialmente l'imprenditore per pretendere il rispetto degli impegni».
In effetti di convocazioni non ce ne sono state neanche per il sindacato dopo la scadenza annunciata per metà novembre mentre a fine anno scadrà il termine per lo studio di fattibilità dell'acciaieria elettrica col rischio - parole del sindacalista, - che il governo fornisca un alibi a Jindal per rinunciare agli investimenti.
«E mentre si importa acciaio dall’estero - ha concluso Fusco - a Piombino, unico produttore italiano di rotaie, è stato assegnato solo il 40% delle 240 mila tonnellate per le ferrovie italiane ed il restante è andato a gruppi che producono fuori dal Paese. Tra cui Arcelor Mittal».
Ai media il segretario Fiom David Romagnani ha rilasciato un commento, chiedendo che a soluzioni a singole vertenze, si sostituiscano risposte verso il settore nel suo insieme. «Il governo e i nostri vertici nazionali - ha chiuso - adottimno uno sguardo uniforme, accelerando le risposte attese dal Mise». —
V.P.
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