Il Tirreno

Novembre 1943, la bufera non ferma il bombardamento di due aerei della Raf

GIANPIERO VACCARO ;
Novembre 1943, la bufera non ferma il bombardamento di due aerei della Raf

Il nubifragio impedì la missione su Prato ma non quella su Piombino Libio Salvadori mori per le ferite riportate nel crollo del soffitto

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IL RACCONTO

GIANPIERO VACCARO

Nella seconda metà del novembre del 1943 una forte perturbazione investì la penisola italiana.

Pioggia e fango, assieme alla tenace resistenza organizzata dall’esercito tedesco sulla celebre linea difensiva “Gustav”, arrestarono l’avanzata delle armate alleate a Sud di Roma.

Nonostante il maltempo, per la notte tra il 16 e il 17 novembre 1943 i vertici militari alleati pianificarono due missioni di bombardamento in profondità nel territorio toscano.

Una formazione di bimotori Vickers Wellington del no. 70 Squadron avrebbe dovuto colpire lo scalo ferroviario di Prato.

Una seconda formazione di bimotori Douglas “Boston” Mk3, appartenenti agli Squadron 18 e 114 della Royal Air Force, avrebbe dovuto colpire gli impianti portuali e il naviglio segnalato nel porto di Piombino.

Era la prima missione di guerra contro la città.

Foggia, 16 novembre 1943

Le condizioni meteorologiche sono pessime, gli stessi aeroporti pugliesi sono in gran parte trasformati in desolate distese di acqua e fango.

Poco prima del segnale di partenza, la missione su Prato viene annullata.

Non senza alcune perplessità e timori, la missione su Piombino viene invece confermata.

Alle 21.57 esatte, dal campo di volo “Foggia No1” , iniziano i decolli.

Per primi si allineano alla pista sei bimotori Douglas “Boston” Mk3 del no. 18 Squadron.

Mentre gli apparecchi si apprestano a decollare, sulla base si abbatte un violento temporale, tanto che la missione del bimotore “D” matricola W8349 (F/sgt Perry) viene cancellata e l’aereo viene fermato.

Anche l’aereo “Z” , matricola BZ263 e pilotato dal sottotenente Carruthers, deve rinunciare a causa di problemi ai freni.

Dei rimanenti quattro “Boston” , gli esemplari “J” (matricola Z2188, F/Officer G. W. Carter) “Q” (matricola 33202, F/sgt A. E. Beamont) e “C” (matricola Z2239, F/Officer E. F. Edwards) riescono a decollare ma rientrano anzitempo a causa del tempo cattivo, pericolosamente appesantiti da vaste formazioni di ghiaccio sulle ali, senza aver sganciato.

L’aeroplano “S” matricola W8368 (F/sgt Bennett), con seri problemi a uno dei motori, rientra per ultimo con le bombe ancora a bordo.

Negli stessi minuti decollano, sempre da Foggia, anche i sette bombardieri del no. 114 Squadron destinati a partecipare alla missione su Piombino.

Uno di essi rientra anticipatamente a causa di un problema alla pompa del carburante, dopo aver sganciato le bombe in mare.

Altri quattro rientrano in anticipo a causa delle condizioni atmosferiche veramente estreme.

Tre di questi riportando indietro il loro carico bellico: il quarto ritorna dopo aver lanciato alla cieca, in territorio nemico.

Solo due bombardieri (il “Boston” matricola W8243 del P/officer Basarich e il 22229 del F/officer Phillips) riescono a fatica a raggiungere l’obiettivo.

Sono questi due aeroplani – e gli otto uomini che compongono i loro equipaggi – ad entrare nella storia della nostra città.

Attraverso violenti piovaschi, con visibilità quasi azzerata, i due bombardieri giungono sulla verticale di Piombino, illuminata a tratti da una infinita serie di fulmini.

I portelli si aprono e le bombe si perdono nel buio.

Uno dei piloti stima di aver colpito la zona degli altiforni della Società Ilva e alcuni edifici immediatamente a Sud di questi. Da bordo vengono osservate alcune forti esplosioni.

L’altro mira la linea ferroviaria e la zona dei forni a coke ma i risultati non possono essere osservati.

I due “Boston” , al termine di un volo molto impegnativo durato poco più di due ore, atterrano regolarmente alla base di partenza.

Piombino, 17 nov. 1943

Poco dopo la mezzanotte, le bombe di uno dei due aerei della Raf cadono nella periferia industriale, causando danni molto modesti agli impianti.

Due di esse esplodono nell’orto di proprietà Giuliani, tra lo stabilimento e il borgo operaio della Magona. La fortissima onda d’urto investe con violenza alcune abitazioni.

Libio Salvadori, 29 anni, viene travolto dal crollo del soffitto della casa di suo padre, al civico 10. Gravemente ferito alla testa, il giovane muore pochi giorni dopo all’ospedale Vittorio Emanuele.

È la prima vittima dei bombardamenti aerei sulla città di Piombino. Alcune famiglie devono abbandonare le case, rese inabitabili, sfollando altrove.

Le bombe del secondo aeroplano finiscono direttamente in mare, senza provocare ulteriori danni.

La mattina dopo la giovane Bohème Corrini annota nel suo diario

«... Nottata d’inferno! A mezzanotte alle palazzine un gran frastuono, un gran movimento e due grosse detonazioni! (. . .) Ho creduto che fosse arrivata la nostra sentenza. Ho veduto la finestra, che era chiusa ermeticamente, spalancarsi, i vetri cadere in frantumi, una screpolatura al soffitto a cominciare dalla finestra di destra fino alla porta della nostra camera (. . .) so che in casa Salvadori è franato il soffitto.. .»”

Il 19 novembre 1943, con un telegramma inviato al capo di Gabinetto del ministero degli Interni, il capo della Provincia di Livorno dà notizia del bombardamento e fa includere Piombino nell’elenco delle località soggette a sfollamento. Gli allarmi si susseguono ma il 1943 si chiuderà senza ulteriori incursioni. —



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