Gioco
Isabella e le sue tele a Poggio ai Santi la nipote di Staino
Ventisei opere di varie misure visibili fino al 7 gennaio «Sono alla 65ª personale con l’entusiasmo dei primi tempi»
SAN VINCENZO. Fiorentina adottata da Livorno dove abita da tempo e dove ha il suo atelier di pittura, Isabella Staino, nipote del grande vignettista Sergio, ama viaggiare in lungo e in largo per il mondo e, a ogni luogo visitato, “ruba” colori e atmosfere. Come quelle che si vedono e si “sentono” nei suoi quadri, talvolta tele giganti che ricoprono un’intera parete, altre volte disegni minimali che però, pur in poco spazio esprimono la sua visione del mondo e regalano emozioni. Isabella espone fino al 7 gennaio le sue opere nel Relais Poggio ai Santi sulla strada di San Bartolo che va verso San Carlo. Si può visitare tutti i giorni dalle ore 11 alle 19. Un buen retiro, inserito nella natura, dove scrittori del calibro di Vittorio Cerami (sceneggiatore con Benigni del film “La vita è bella”), si isolano per trovare la giusta ispirazione.
Cresciuta in una famiglia di artisti, la Staino ha iniziato fin da piccola a «giocare» con matite e colori. «Poi sono arrivate anche le tele e i pennelli – racconta – e oggi, a 42 anni, sono alla mia 65ª personale con lo stesso entusiasmo dei primi tempi». A prima vista, i lunghi capelli scuri portati sciolti che le incorniciano il viso, Isabella sembra una bambina chiusa in nel suo involucro di sogni, ma invece è una donna che ama moltissimo comunicare, solo che lo fa attraverso i colori, con cui esprime gioia ma anche malinconia e dolore.
La mostra non ha titolo. «Raccogliendo tante opere realizzate in vari periodi, ho preferito definirla con il mio nome e con quello del luogo dove è esposta, un angolo meraviglioso di cui mi sono innamorata a prima vista». Ventisei opere di varie misure, da tele grandi a quadri piccolissimi. «I soggetti da esporre li ho voluti adatti all’atmosfera del luogo, perché scelgo sempre di esporre le mie creazioni in posti che già dal primo incontro mi emozionano. Visito più volte lo spazio che poi trasformerò in galleria e poi la mostra nasce da sé».
Quali sono stati i suoi inizi?
«Ho cominciato con una pittura astratta, grazie al mio maestro di accademia, per arrivare poi all’arte figurativa, anche se la base astratta nei miei soggetti esiste sempre».
Soggetti che sceglie su quali basi?
«C’è sempre una botte piena da cui attingo. E a volte dipingo figure che mi vengono in sogno, soggetti che vivo ma che non riconosco, se non dopo averli dipinti».
Di lei ha scritto anche il grande Antonio Tabucchi nel racconto “Isabella e l’ombra”. Che rapporto ha avuto con l’autore di “Sostiene Pereira”?
«Lo avevo conosciuto a Pisa e dopo due anni dal nostro incontro, gli ho telefonato per chiedergli qualche riga di presentazione per un mio catalogo d’arte. Le sue parole dettate al telefono, Tabucchi non usava la posta elettronica e la sua grafia era illeggibile, sono diventate un racconto dal titolo “La bambina e l’ombra”, la storia della piccola Isabella che si esprimeva soltanto attraverso i colori in un mondo onirico».
Storia che è diventata un libro con le tavole dipinte da lei, pubblicato da Vittoria Ignazu editora.
«Sì, e il fatto che un grande personaggio come Tabucchi rispondesse al mio invito con una favola, ha rappresentato un grande regalo, che mi ha spinto ancora di più a esprimermi con forme e colori». –
M.A.S.
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