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Onorato ai suoi marittimi: «C’è un piano per farci fallire»

Onorato ai suoi marittimi: «C’è un piano per farci fallire»

L’armatore torna all’attacco di Unicredit dopo lo stop alla cessione delle navi alla compagnia danese Dfds: «Sta bloccando il nostro piano industriale»

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PORTOFERRAIO. «Esiste una strategia per mandarci tutti a casa disoccupati e farci fallire». Il messaggio, durissimo, è di Vincenzo Onorato. L’armatore delle compagnie di navigazione Moby Lines, Toremar ed ex Tirrenia si scaglia nuovamente contro Unicredit, la banca di affari che, secondo l’armatore napoletano, è responsabile per aver bloccato lo scambio di traghetti tra Moby Lines e la compagnia danese Dfds. Una transazione che, con un valore di circa 70 milioni di euro, avrebbe assottigliato notevolmente l’esposizione bancaria della società.

Onorato, sulla sua pagina Facebook, scrive un messaggio particolarmente accorato ai suoi marittimi, nel quale non nasconde la gravità della situazione. «Siamo quasi 6.000 e siamo tutti italiani. Siamo la prima infrastruttura del mare del Paese. Siamo sani e non in fallimento e non lo dico io, ma lo ha decretato il tribunale di Milano – spiega l’armatore – Esiste una strategia per mandarci tutti a casa disoccupati e farci fallire. Questa strategia passa attraverso una banca che da due mesi sta bloccando di fatto il nostro piano industriale, con pretesti e rinviando ogni sua decisione senza consentirci di proseguire il nostro lavoro».

L’attacco è ancora una volta rivolto alla banca Unicredit, ma anche al fondo speculativo Soud Point. «La vendita delle due navi che la banca ha di fatto bloccato va a rimborso delle banche – attacca Onorato – Avete mai visto una banca che non vuole i soldi indietro? Per la banca è più importante farci morire per seguire una sua strategia legata a un fondo con sede alle Cayman, Sound Point». Onorato, nei giorni scorsi, ha minacciato azioni legali nei confronti dell’istituto bancario che si è difeso, paventando a sua volta una richiesta di risarcimento danni e ricostruendo quanto accaduto in una lunga e articolata lettera inviata alla compagnia e pubblicata dal Tirreno. «Liberare le ipoteche non era possibile – hanno scritto da Unicredit – non capiamo su quali basi possiate imputarci una responsabilità per i danni derivanti da possibili vostri inadempimenti nei confronti di Dfds».
 

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