Gioco
Rifugio antiaereo sotto il Castello, tante emozioni per 400 visitatori
Figuranti d’epoca con Microcosmo e quartiere Porta a Terra. Fila chiusa alle 16,15, tante le richieste per poter tornare
PIOMBINO. Sirena, inattesa e brivido immediato: anche se è solo un segnale per le guide che la visita è finita e nuovi visitatori si stanno avvicinando all’ingresso. I figuranti all’interno della galleria, solo con la presenza, danno vita a un ricordo permettendo di condividere l’odore della paura e l’emozione della speranza di un domani possibile. Un’altra domenica coinvolgente per altre 400 persone che dopo una non breve fila da piazza Umberto I si sono guadagnate la visita al rifugio antiaereo sotto il Castello. Fila chiusa alle 16, 15.
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«Due signore ci hanno raccontata l’esperienza vissuta – ricorda Gianpiero Vaccaro promotore e portavoce dei “volontari della memoria” per Piombinounderground – Toccante il momento dell’allarme quando una delle due, colta dal bombardamento durante il tragitto, si è fermata all’albero che ancora c’è all’angolo del mercato coperto: è rimasta lì, in ginocchio, abbracciata all’albero come le aveva insegnato il babbo che aveva fatto la Prima guerra mondiale in caso di pericolo gettarsi e terra e aspettare. Così fece la bambina piangendo, chiamando mamma abbracciata all’albero finché le bombe non avevano smesso di cadere». La memoria diventa indimenticabile. «Strana sensazione di freddo e tremore udendo all’improvviso la sirena mentre eravamo dentro», racconta uscendo Deborah Meschini.
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«Mia mamma aveva il pancione, sesto mese di gravidanza. La sorpresa sono stato io – dice Enzo Biagioni –. Abitavamo in piazza Umberto I, a fianco della fiaschetteria del Toni. Trenta quaranta metri dall’imbocco del rifugio. Quel giorno mamma, non obbedì all’allarme... “sarà quel che Dio vorrà”. Me l’ha sempre raccontata così con grande semplicità. Del fatto ai bambini allora non si facevano troppi racconti: esisteva una grande prudenza, paura di impressionare le creature più piccole». «Torno nel rifugio dopo più di 70 anni – spiega Mirio Banchi, nato e cresciuto nel palazzo davanti all’ingresso, in fila col figlio Riccardo – In tempo di guerra ci sono stato poche volte ai primi allarmi tra il 1941-’42, poi ci siamo trasferiti come sfollati a Suvereto». Insomma un’apertura riproposta più volte ma sempre sollevando grande partecipazione grazie ai volontari dell’Associazione Microcosmo e al Quartiere Porta a Terra – Desco (col patrocinio del Comune) stavolta anche con l’Associazione spettacolo Piombino. In tanti sono dovuti andar via.
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Quando possono tornare? «Un’altra giornata di visite in aprile vicino all’anniversario del bombardamento di maggio – risponde Vaccaro – Speriamo che tutto questo interesse possa far cambiare idea sui rifugi di piazza Dante... che molte persone chiedono di poter visitare». –
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