Il Tirreno

il giallo di riotorto 

«L’ho abbracciata prima che morisse» L’ultima sera in casa con Simonetta

Giulia Sili
«L’ho abbracciata prima che morisse» L’ultima sera in casa con Simonetta

Adriana e Filippo, accusati di omicidio, parlano per la prima volta del loro rapporto con la donna trovata cadavere sull’Aurelia

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«Non ha senso, è una cosa che non può essere accaduta, che non è accaduta. Impossibile» dice Filippo Andreani, figlio di Simonetta Gaggioli, la donna trovata morta lo scorso 3 agosto all’interno di un sacco a pelo gettato lungo la via Aurelia.

Sono un fiume in piena Filippo e la sua compagna, Adriana Pereira Gomes. I due – indagati per omicidio volontario, occultamento di cadavere e utilizzo indebito e falsificazione di carte di credito – sono genitori di tre figli minori, oggi affidati ai servizi sociali. Gomes, durante un interrogatorio, avrebbe ammesso di aver nascosto, da sola, il cadavere della suocera. Gli avvocati Eleonora Goti e Francesco Nardini, ieri mattina hanno organizzato un’intervista con i loro assistiti ma non hanno permesso domande relative alle ammissioni: «Sono circostanze di indagine» dicono. Quando e perché la Gomes avrebbe nascosto il cadavere di Simonetta Gaggioli e come avrebbe fatto una donna così esile a portare il corpo di una donna di più di 70 chili restano quindi senza risposta.

Filippo e Adriana si limitano a raccontare momenti di vita precedenti alla notte del 26 luglio, quando Simonetta Gaggioli sarebbe morta dopo aver ingerito un farmaco in dosi massicce. «Non capisco cosa sia successo – dice Filippo – Di sicuro noi non siamo stati, però non credo neanche che mia madre si sia uccisa. Era una tigre lei, una donna fortissima. Nessuno poteva farle male perché era tosta davvero. Io un’idea me la sono fatta – continua – Ho capito qualcosa leggendo sui giornali del dosaggio eccessivo di farmaci. Ci sono poi delle cose che non mi aveva detto: era debole di cuore, non lo sapevo, ha sempre cercato di proteggermi».

«Da quando è venuto a mancare mio suocero nel 2012 – aggiunge Adriana – lei era un po’ debole». La coppia racconta poi del motivo che li aveva spinti a lasciare il Brasile tre anni fa: «Volevo che i bambini imparassero la cultura italiana – racconta Filippo – e poi volevamo anche stare vicino a mia mamma, era sola». «Stare qua è stato un sacrificio per noi – dice Adriana – qua siamo praticamente dei mendicanti mentre in Brasile abbiamo un ristorante e una casa».

La coppia voleva tornare in Brasile e da quanto raccontato da un testimone, Adriana avrebbe provato ad acquistare dei biglietti aerei proprio nella settimana in cui la Gaggioli era scomparsa: «Volevamo tornare in Brasile, è vero, qua non c’è lavoro – dice Filippo – Ma nel progetto era compresa anche mia mamma, me la sarei portata anche in capo al mondo», «Era da tanto che volevamo tornare – continua Adriana – io prendevo un bello stipendio a Tirrenia facendo la cuoca e avevo chiesto a mia madre un po’ di aiuto per acquistare i biglietti perché volevo tenere dei soldi per riaprire il ristorante. È uscita fuori questa cosa dopo che mia suocera è sparita ma noi non sapevamo che fosse sparita». «E poi il Brasile non è la luna – interviene Filippo – se uno commette un reato grave viene l’Interpol: là io sono conosciutissimo, rintracciarmi sarebbe stato facile. Non potevamo scappare, quindi». «Noi siamo persone normali, non dovevamo nasconderci da una cosa che non abbiamo fatto», aggiunge Gomes. Note dolenti quando si affronta l’argomento dei parenti: «Non abbiamo rapporti con loro – dice Adriana – Sono sempre stati egoisti. Non sono mai venuti. Quando una famiglia esiste deve essere presente anche affettivamente. Qui i soldi non c’entrano: c’erano tre bellissimi bambini in questa casa che erano la passione di Simonetta». Simonetta era forte, era una donna intelligentissima. Era «la matriarca di casa» come l’ha definita Adriana che «aveva sempre ragione in qualsiasi discussione». Una nonna amorevole e una colonna portante: «Avevamo un rapporto da mamma e figlia – dice la donna – Simonetta mi ha accolto in casa sua dal primo giorno». «Una rapporto di amore – spiega Filippo – Mia mamma era tutto. Mio figlio è il primo della classe grazie all’educazione che lei gli ha dato».

Proprio i figli sono il cruccio della coppia. I bambini oggi si trovano in una casa famiglia e i genitori possono vederli un paio di volte alla settimana: «Ai bambini ancora non abbiamo raccontato niente: abbiamo solo detto che la nonna è in ospedale – spiega Adriana – Loro fanno tante domande ma già è una tragedia che siano stati portati via». Nessun ricordo particolare della notte del 26 luglio: «Io sono tornata a casa dal lavoro tardi, l’ho abbracciata e niente, non ricordo più niente», dice Adriana; «Io l’ho vista la sera e mi è scomparsa praticamente così – dice Filippo schioccando le dita – È un incubo». —
 

CONTRO GLI ODIATORI
Augurano la morte su Facebook.  «Li denunceremo»

Quello che è stato definito "il giallo di Riotorto" è diventato un argomento caldo sui social e sono tanti i commenti scritti da chi conoscevano Simonetta Gaggioli. Su Facebook in particolare sono tanti i post fatti dagli amici della donna o dai conoscenti ma molti sono anche i commenti che si possono leggere sotto agli articoli o ai filmati.Post che trasudano odio: «Sono mesi ormai che sui social viene prodotta giornalmente una montagna di discredito contro Filippo Andreani e Adriana Pereira Gomes» dice l’avvocato Filippo Nardini. Proprio per questo motivo i due legali stanno valutando alcune azioni legati: «Un conto è un’opinione - dice Nardini -un conto è dire che devono morire in galera, che sono delinquenti che sono assassini e criminali. Questo non è stato scritto una sola volta ma tante, avviene praticamente quotidianamente. Si tratta di calunnia e diffamazione sui social ed è il caso di mettere un punto. Inoltre qui ci sono anche tre minori coinvolti». «Quando sarà fatta chiarezza andremo dietro a queste persone», dice Andreani. Chi pubblica sui social network frasi ingiuriose, offensive, denigratorie atte a ledere l’altrui dignità rischia la reclusione fino ad un anno o una multa fino a 1.032 euro che può arrivare a 2.065 euro.

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