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Geotermia, le incognite sul futuro che spaventano il territorio
Monteverdi. Geotermia: è di nuovo scontro sui numeri a livello regionale, e l’effetto è un ulteriore motivo di preoccupazione sui territori, Monteverdi in particolare, dove il “cuore caldo della terra” è risorsa economica, lavoro, sviluppo di nuove attività.
L’episodio più recente nasce a Firenze quando Italia Nostra e alcune associazioni ambientaliste, attive soprattutto nell’area dell’Amiata, illustrano ai media un’indagine del “Journal of Cleaner Production”, redatto da vari ricercatori tra cui alcuni italiani. Le conclusioni mettono in discussione l’attività geotermica: si sostiene che le emissioni annue di CO2 di tutte le centrali geotermiche toscane sono, a parità di energia elettrica prodotta, superiori a quelle emesse da impianti tradizionali. Di conseguenza le associazioni ambientaliste ritengono che sia più utile dare i contributi pubblici a «produzioni energetiche realmente sostenibili».
Gli incentivi alla geotermia hanno garantito le attività produttive fino all’anno scorso, quando il governo Lega-Cinquestelle decise di toglierli sollevando un coro di proteste. Si mobilitarono i comuni dei territori geotermici, si tennero manifestazioni pubbliche, incontri al ministero per spiegare in tutti i modi possibili le ragioni a favore degli incentivi.
A stretto giro l’assessore regionale all’Ambiente Federica Fratoni risponde ad Italia Nostra: «La geotermia è una fonte rinnovabile come sostengono la comunità scientifica e l’Europa ed è anche una fonte innovativa se viene sviluppata secondo criteri di sostenibilità ambientale ancora più spinti: quello che prevede la nostra legge regionale». I parametri adottati dalla Regione impongono alle concessioni esistenti e a quelle che verranno rilasciate di sequestrare la CO2 emessa e reimpiegarla per fini industriali. Italia Nostra contesta queste affermazioni e rileva che la nuova legge regionale impone un utilizzo della CO2 «in una percentuale pari almeno al 10% di quella emessa dall’impianto». Trasformata in numeri, stando ai calcoli del “Journal of Creaner Production”, la replica di Italia Nostra significa che tutte le centrali geotermiche toscane emetterebbero 2,4 milioni di tonnellate annue di CO2, anziché come oggi 2,7 tonnellate annue: sempre troppo per l’associazione presieduta da Mariarita Signorini.
La guerra dei numeri al momento si ferma qui, ma le ripercussioni sui territori geotermici dello scontro Regione-Ambientalisti ha il solo effetto di aumentare le preoccupazioni per il futuro, non mitigate da “voci romane” secondo cui il governo si appresterebbe a reintrodurre gli incentivi.
Tra gli altri problemi la legge regionale fissa parametri stringenti che con le attuali tecnologie sembra difficile rispettarli, e poiché le concessioni verranno a scadere nel 2024 ci si chiede se le imprese interessate alla geotermia non vogliano aspettare il rinnovo o le nuove concessioni prima di mettere in campo cospicui investimenti per l’innovazione tecnologica. Altro tema non ancora risolto: gli appalti con le imprese per l’indotto. Enel intende estendere al territorio nazionale la platea delle ditte invitate alle gare e le imprese locali “tremano”. Se anche verrà applicata la “clausola sociale” (i lavoratori della perdente vengono assunti dalla vincente) rischiano di essere svuotate. Più che giustificati, forti timori si riverberano sui comuni del territorio. — G.P.
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