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Alla Bertocci si tenta un accordo per evitare i licenziamenti

V.P.
Alla Bertocci si tenta un accordo per evitare i licenziamenti

In novembre scade la cassa per aree di crisi complessa, tra i due rami gli esuberi sarebbero una ventina

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PIOMBINO. E’iniziato un mese decisivo per il futuro dei lavoratori Bertocci srl e Bertocci montaggi. La cassa integrazione straordinaria per le aree di crisi complessa scadrà prima della fine del mese.. Non risulta che la proprietà abbia richiesto il rinnovo della procedura mentre prosegue, invece, con la ricerca di accordi individuali per incentivare le uscite. E questo al momento impedisce di quantificare il numero esatto delle persone considerate realmente in esubero. Tempo fa se ne stimavano una ventina su una forza lavoro di circa 50 persone tra le due società, in larga parte operai.

Le ultime dichiarazioni ufficiali sono ferme al licenziamento collettivo. Opzione che i sindacati si rifiutano di prendere in considerazione.

Parlano di spiragli possibili nel tunnel-Piombino. Smantellamenti sul porto, interventi di riqualificazione ambientale e prospettive diverse per Magona con Liberty steel. E quindi della possibilità che i licenziamenti si possano evitare prendendo tempo con la prosecuzione della cassa integrazione, evitando ulteriori danni al tessuto sociale. Che poi è la strada indicata anche dalla Regione.

Nell’incontro della scorsa settimana con Fim, Fiom e Uilm le posizioni erano ancora ferme al licenziamento collettivo e al no dei sindacati, pur consapevoli delle criticità pesanti che hanno scandito questi anni.

C’è da dire che qualsiasi sia la formula del licenziamento - plurimo, individuale o collettivo - la normativa contrattuale prevede la consultazione delle parti sociali. Un periodo di 40 giorni che si protrae di un’altra trentina in caso di mancato accordo. Accordo che, secondo alcune fonti, si starebbe tentando di costruire anche sulla scorta del fatto che senza marcia indietro dell’azienda, i lavoratori rimasti risulterebbero calibrati sulle effettive necessità. E di conseguenza i sindacati si opporrebbero alla sottoscrizione di eventuali ammortizzatori successivi.

Per un’altra impresa dell’indotto, la Ferrari, è stata appena richiesta in Regione la prosecuzione della cassa integrazione, lo stesso strumento per le aree di crisi complessa. Richiesta che poi sarà trasferita al ministero per l’approvazione. I lavoratori interessati sono oltre la ventina. Non senza difficoltà l’azienda ha finora anticipato il pagamento.

Ancora nulla di definito per la Due Emme - 47 i dipendenti - in esercizio provvisorio. Il curatore sta cercando acquirenti e interessi ce ne sarebbero. A ieri, però, il bando non risultava essere stato formalizzato.

L’esercizio provvisorio è stato autorizzato dal tribunale, in considerazione anche delle commesse in portafoglio. —
 

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di Redazione web