Gioco
Pazzagli: se arriverà il via libera non un voto ai partiti di maggioranza
PIOMBINO. Che la battaglia contro il progetto Rimateria che prevede, tra l’altro, il raddoppio dei volumi della discarica, debba continuare dopo il 30 ottobre e che sarà comunque lunga lo sanno tutti. Lo ricorda però Rossano Pazzagli, docente universitario di Storia ed ex sindaco di Suvereto dal 1995 al 2004 eletto con una lista civica di centrosinistra, che si spinge oltre inquadrando ciò che sta accadendo alla Val di Cornia.
«Un territorio calpestato a lungo dall’industria e più di recente da politiche sbagliate», dice Pazzagli. Che invita a fare un’inversione di rotta. «Il territorio è vittima di un modello di sviluppo che ormai è tramontato». E ancora: «Dopo cento anni di economia sporca Piombino e la Val di Cornia hanno bisogno di un’economia pulita. Siamo in una fase post industriale, ma ciò non significa rinunciare all’industria».
La lente torna sulla discarica di Ischia di Crociano. «Le discariche sono necessarie a chiudere il ciclo dei rifiuti, ma la contraddizione è che la nostra accoglie rifiuti che sono peggiori di quelli che il nostro territorio produce e manda fuori». E rompe qualunque condizionamento al dibattito che si vorrebbe imposto dal calendario delle elezioni regionali a primavera 2020. «Chi fa questa lotta contro la discarica sta guardando al futuro – sostiene –. I cittadini hanno ripreso voce e la politica ha il dovere di ascoltarli e trovare soluzioni, non di difendere l’esistente».
L’appello a chi è in piazza è a ridurre il tutto ai suoi tratti essenziali. Fino a riportare la questione del raddoppio dei volumi della discarica in chiave politica. «La voce dei cittadini ha fatto capire attraverso il voto amministrativo delle comunali che sono contrari a quel progetto. I cittadini vanno ascoltati». Tanto che si spinge a sgombrare il campo proprio in vista delle regionali 2020. «Se il governo regionale dovesse dire di sì alla discarica – sottolinea – non un voto di questo territorio dovrà andare alle forze politiche che lo compongono, perché le campagne elettorali si fanno sui problemi dei territori». —M.M.
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