Il Tirreno

Le scampagnate, i guantoni da portiere e quel sorriso «che non scordiamo»

Senio Bonini
Le scampagnate, i guantoni da portiere e quel sorriso «che non scordiamo»

A un mese dalla scomparsa del giovane elbano Diego Lupi il racconto di chi lo ha conosciuto ed è cresciuto assieme a lui 

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A un mese esatto dalla morte di Diego Lupi, il giovane portoferraiese caduto il 26 settembre scorso da una scogliera a poca distanza dalla spiaggia delle Ghiaie, pubblichiamo la lettera - racconto, scritta dal giornalista Rai, elbano, Senio Bonini, a nome di chi ha conosciuto da vicino ed è cresciuto a Portoferraio con Diego.

Caro Diego,

è un mese che ci hai lasciato e noi, per colmare un vuoto improvviso e doloroso, non abbiamo potuto far altro che raccogliere le tessere di un mosaico. Per sentirci meno soli, per ritrovarci. Un’istantanea di sorrisi, amicizie, episodi e immagini, indelebili. Una memoria involontaria che ci ha stretti, travolti, riscoperti uniti tanti anni dopo, nel tuo ricordo. Che noi ti vogliamo restituire.

Riaffiorano le scampagnate infreddolite a Pasquetta, a Lacona, i nostri Capodanno, e i ferragosto sempre assieme, le “fughe” a Torino per la tua Juve. Stefano ricorda i tuoi guantoni da portiere nell’Audace, quella sala giochi che era diventata la nostra piazza, e quelle serate estive che sembravano non finire mai a rimorchiare turiste, i pomeriggi in tabaccheria, la tua moto di cui eri così orgoglioso e che ti faceva fintamente spaccone.

E poi la scuola. Giada me lo ha ripetuto per giorni. Stampata nella mente ha quell’immagine di te, il suo compagno di banco “perfetto”, quello degli scherzi a ricreazione, “un ragazzo d’oro”. Quei fogli volanti, pieni di appunti, ricacciati alla rinfusa nella cartella. Che poi, che bisogno ne avevi? Eri così intelligente da poterne fare a meno. Roberta conserverà per sempre la tua simpatia contagiosa, il tuo rispetto per gli altri, la tua educazione. Federico la tua allegria, la tua voglia di darsi agli altri, di mettersi a disposizione, Stefano la tua lealtà. Pasquale quell’abbraccio fraterno che gli hai regalato una settimana prima di andartene. E c’è chi, come Alessia, gelosamente, custodirà un bacio, senza respiro, in acqua, che chissà quanto coraggio ti era costato. Con tutto ciò di te che quel bacio racchiudeva, purezza, sensibilità, gentilezza.

Sognavi viaggi lontani in paesi che volevi odorassero di spezie sconosciute, ti specchiavi nelle stelle e nell’immensità del cielo. Tu e lei, “due zingari appoggiati alla notte”. Quella sensibilità che più volte ha portato Josie a dirsi tra sé, mille e più volte, quanto sarebbe stata fortunata la ragazza che ti avrebbe avuto come compagno.

Ti ricordiamo con le tue felpe, quei maglioni così larghi in cui la “tua Taniuccia”, come amavi chiamarla, voleva perdersi, per poi subito ritrovarsi nel calore delle tue parole, grazie alle quali la sua vita “è diventata speciale”. E poi quella maglia rossa segnata dal tempo e dalla tua voglia di farne un segno distintivo, il tuo bomber, quello argentato, firmato Gas. Mica se lo scorda Valentina, quel pomeriggio in cui te lo strappò a Natale. E tu di corsa a casa da mamma Giuliana a fartelo ricucire. Perché alla fine, come dice Chiara, sono proprio queste piccole cose che ci piacevano quando eravamo insieme, che ci facevano tanto ridere. Come quando lei e Rosaria, nel pieno dell’età più spensierata e dei discorsi più frivoli, se la ridevano e tu le guardavi divertito.

Lo sai – lo dice Luca per tutti noi – avremmo voluto aiutarti di più ma non ce l’hai permesso, non lo hai voluto, forse non volevi gravare su di noi e sulle nostre vite, procedendo in punta di piedi, in silenzio.

Lasci una cicatrice, caro Diego. Cercheremo di sanarla, invano, guardandoci indietro. Cercheremo conforto in quei ricordi, le biciclettate, le spiaggiate, i film da adolescenti, le nostre prime feste alcoliche. Sei tornato alle Ghiaie, in cerca della libertà, dove firmavano le nostre innocenti scorribande. Per ognuno di noi resterà quel sorriso solare, quegli occhi pieni di vita.

Tu mi raccomando, segui il consiglio di Riccardo, prendi la moto, va' in spiaggia e ogni tanto voltati, ci vedrai arrivare tutti insieme in sella ai nostri motorini. —



 

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