Il Tirreno

Uccisa da figlio e nuora, familiari sbigottiti

Giulia Sili

Per i parenti di Maria Simonetta Gaggioli è il peggior scenario possibile: la donna potrebbe essere stata avvelenata

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È il peggiore degli scenari possibili quello ipotizzato dalla procura di Livorno circa la morte di Simonetta Gaggioli, la settantasettenne follonichese scomparsa nella notte tra il 26 e il 27 luglio da Riotorto e ritrovata cadavere in un campo lungo l’Aurelia una settimana dopo.

Il figlio e la nuora, Filippo Andreani e Adriana Pereira Gomes, sono indagati per omicidio volontario in concorso oltre che per occultamento di cadavere. La peggiore delle ipotesi, appunto: quella che la famiglia della donna non avrebbe mai voluto sentire.

Dal giorno in cui è stato fatto il riconoscimento del cadavere, lo scorso 3 agosto, i familiari della Gaggioli non hanno più avuto notizie relative alle triste vicenda, se non quelle che hanno potuto apprendere dai giornali. E in questi lunghissimi mesi – passati senza la possibilità di dire addio alla donna che ancora oggi resta nell’obitorio dell’istituto di medicina legale di Pisa – gli scenari possibili che si sono immaginati sono molti. Sicuramente, però, quella dell’omicidio volontario è la più terribile delle ipotesi.

Poco prima di scomparire nel nulla per una settimana, la donna aveva parlato al telefono con la sorella, come faceva spessissimo anche più volte al giorno. Una telefonata affettuosa che si era conclusa con la promessa di risentirsi la domenica.

Da quel momento Simonetta scompare per poi essere ritrovata cadavere il sabato successivo.

Il corpo, avvolto in una coperta, era stato gettato in un campo con indosso soltanto la camicia da notte. E tutto potrebbe essere stato fatto la notte stessa del decesso, la notte che ha visto il temporale più intenso e lungo di tutta l’estate.

Nessun segno di violenza sul cadavere ma gli investigatori non abbandonano l’ipotesi che l’omicidio sia stato commesso tramite la somministrazione di sostanze o medicinali che possano aver innescato un arresto cardiaco.

Sta di fatto, però, che la Gaggioli il fine settimana prima di scomparire era stata in pronto soccorso perché aveva accusato un malore dovuto, sembra, a un’intossicazione da Xanax, un ansiolitico comunemente usato per il trattamento di disturbi da panico o ansia.

La donna, appena dimessa, era stata a pranzo a casa di un’amica fidata e poi era tornata a casa sua a Riotorto. Casa dove abitava da poco e dove si era trasferito anche Filippo insieme alla moglie Adriana e ai tre figli, oggi affidati ai servizi sociali. Ed erano note ai vicini le tante liti che scoppiavano in famiglia spesso per motivi economici. Dopo la scomparsa, la sorella di Simonetta, la nipote e il cugino hanno iniziato a chiamare la donna al telefono senza avere risposta. Preoccupati, si sono rivolti ai carabinieri.

Il figlio Filippo, invece, ha sporto denuncia soltanto il venerdì, a sei giorni dalla scomparsa, e ai parenti che chiedevano informazioni sulla madre ha sempre risposto di non essere preoccupato perché la mamma, probabilmente, era andata in vacanza.

Restano poi gli interrogativi sulla macchina di Andreani, ancora sotto sequestro, e sulla possibilità che quell’auto si sia fermata per mancanza di benzina proprio in quel punto lungo la vecchia Aurelia. —

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