Sicurezza
A Riotorto regna il dispiacere per non aver capito il dramma
La palazzina, dove abitava la donna dopo il trasferimento Appartamenti con le finestre quasi tutte chiuse dove nessuno risponde
RIOTORTO. Silenzio, pace.
Mandarini e cachi che penzolano dagli alberi nei giardini. Sono le 17 e in strada chi incontri – pur con la massima gentilezza – non vuole ricordare ma indica le palazzine che diventano appartamenti, dove abitava e dove secondo la procura sarebbe stata uccisa Maria Simonetta Gaggioli. Una costruzione con le finestre quasi tutte chiuse e dove nessuno risponde al campanello.
Nel cuore del paese c’è gran passeggio; pomeriggio bellissimo, praticamente estivo. Mamme col passeggino o insieme ai bambini a prendere il gelato al bar. Riotorto è un paese che “respira” insieme ai suoi 2010 abitanti. Su via Edmondo De Amicis, unica porta d’ingresso, chi la conosceva, ricorda Maria Simonetta con dispiacere soprattutto perché vorrebbe aver fatto di più. In farmacia la fila, per cure davvero personalizzate. «Maria Simonetta Gaggioli – ricorda Alessandro Adami (la famiglia è qui sin dal 1943 con nonno Angiolo) – era abituata a parlare con tante persone, e a Riotorto ci stava stretta... Arrivata a fine 2018 era aperta, intelligente. Spesso passava insieme ai bambini e magari si fermava per farsi misurare la pressione. Le elezioni sono state una parentesi che le ha fatto raccontare più volentieri del suo impegno come funzionaria in Regione. Il figlio, la nuora, visti solo di passaggio...». All’edicola d’angolo c’è Sara Bettini che nelle palazzine vicine alla residenza di Maria Simonetta è cresciuta: «Mamma e zia vivono ancora lì – racconta – e spesso sentivano urlare e litigare... Non c’era un’aria tranquilla. La signora mi faceva tenerezza, aveva così tanta voglia di parlare. Nell’ultimo periodo era cambiata». Per Mario Di Maggio al Bar Sport si tratta di una «persona colta, intelligente, tranquilla». «La si poteva scambiare per una turista...» interviene un cliente. «Lei era molto riservata – aggiunge – mentre figlio e nuora si sono subito fatti notare per la vita sociale che conducevano anche qui da noi».
Conferma Ilaria Ferrari enoteca Garfa (succursale di Venturina, alle Quattro strade): «La signora la vedevo sempre la mattina, più o meno alla stessa ora, gentilissima sembrava sempre cercare un contatto». Dispiace un po’ a tutti non aver capito che dramma stesse vivendo. –
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