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il nostro mare: la bomba ecologica 

Ecoballe sui fondali di Cerboli: i primi risultati delle ricerche

Manolo Morandini
Ecoballe sui fondali di Cerboli: i primi risultati delle ricerche

63mila chili di rifiuti di plastica a -50 metri, persi nel luglio 2015 dal cargo IVY. Il commissario straordinario: «Abbiamo numeri importanti, ma da verificare»

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PIOMBINO. Monitorato il 90% dello specchio di mare. Le apparecchiature hanno restituito «un numero importante di echi», dice il contrammiraglio Aurelio Caligiore, commissario straordinario del Governo per il recupero e lo smaltimento di questi 63.000 chili di plastiche di vario genere che da quattro anni sono sui fondali in prossimità di Cerboli. Tradotto dal gergo tecnico, quei punti sulla carta nautica dovranno essere verificati uno ad uno dai militari del 5º Nucleo subacquei della Guardia costiera di Genova, a cui è affidato il compito di cercare le ecoballe disperse a luglio 2015 dal cargo IVY.

«Il mare riserva sempre delle sorprese e ci sono molti fattori aleatori di cui dover tenere conto», sostiene Caligiore. La linea è quella della prudenza. I militari questa settimana contano di geolocalizzare le ecoballe, ovvero di indicare per ciascuna oltre alle coordinate geografiche la profondità a cui si trova e fornire indicazioni chiare dello stato di conservazione con riprese video. Dopo il monitoraggio con il side scan sonar, che ha consentito di una lettura del fondale restituendo gli echi, posizioni per latitudine e longitudine ritenute significative, adesso opereranno con il remote operative veichle. L’apparecchio è in grado di avvicinarsi fino a 20 centimetri dalle ecoballe per effettuare riprese video in alta definizione. L’area da scandagliare, considerata la presumibile dinamica della dispersione del carico, da un quadrato iniziale di 5 miglia in questo passaggio si è ridotta notevolmente.

«Entro la fine di novembre conto di avere tutti i dati tecnici per redigere il capitolato con cui fare la gara per individuare l’impresa che dovrà recuperarle», afferma il contrammiraglio Caligiore. L’obiettivo è di operare in mare per il recupero ad aprile. Si tratta di un’operazione che non ha precedenti, ma indicativamente dovrebbe richiedere una decina di giorni. A dilatare i tempi, per il commissario straordinario possa comprimerli, è l’obbligo di procedere con un bando di gara ad evidenza europea, dato che la spesa per il recupero e lo smaltimento è nell’ordine di qualche milione di euro.

La ricerca in mare punta a localizzare 44 ecoballe. Dal conto iniziale di 56, infatti, devono essere tolte le dodici che in questi anni sono state recuperate. Ma il numero è il frutto di una stima. Il dato di partenza è il peso medio di 1.300 chili di ciascuna ecoballa, stando alle caratteristiche di quelle confezionate nell’impianto in località Le Strillaie a Grosseto. Si tratta di blocchi di grosse dimensioni in cui si compattano i rifiuti solidi urbani una volta trattati perché diventino combustibile solido secondario, in particolare quelli a base di materie plastiche, vengono ridotti in pezzi, quindi aggregati in grandi blocchi compattati con reggette metalliche e in strati di pellicola plastica.

È da Grosseto che sono partite le ecoballe per essere caricate nel porto di Piombino sul cargo IVY destinazione il porto di Varna, nel mar Nero, per essere impiegate come combustibile in un cementificio. Alle Strillaie si trattano i rifiuti solidi urbani indifferenziati che arrivano anche dalla Val di Cornia. E ogni mese da Piombino, con destinazione Est Europa, vengono imbarcate 2mila tonnellate di ecoballe. —
 

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