Sicurezza
Anelli, monete e antichi utensili Il tesoro infinito di San Giovanni
Si è chiusa ieri la campagna di scavo nella domus rustica Da oggi gli archeologi si concentrano sulla villa delle Grotte
Questo pomeriggio, intorno alle 16 i quindici studenti e laureandi dell’università di Siena stenderanno i teli sugli scavi archeologici nel podere di Paolo Gasparri sulla piana di San Giovanni. «Li mettiamo a dormire per un anno – ci ha confidato Laura Pagliantini, referente insieme con Edoardo Vanni del team – Ci rivedremo il prossimo anno per proseguire la campagna che, ne sono sicura, regalerà altre sorprese».
Si chiude in questa maniera anche l’ottavo anno del campus di ricerca archeologica condotta da Franco Cambi, docente all’università di Siena. Lo fa riservandosi proprio negli ultimi giorni il botto finale con il ritrovamento di interessanti reperti dissepolti in un’area più a ovest dal punto in cui sorgeva la fattoria romana. «Abbiamo trovato – dice al Tirreno lo stesso Franco Cambi che guida il gruppo degli studenti senesi – uno stampo usato per realizzazione di lucerne. Poi anelli e altre strutture artigianali connesse all’attività della villa. Per ultimo anche delle monete. Si tratta di materiale che porteremo a Siena dove lo analizzeremo, catalogheremo allo scopo di ricavarci qualche utile informazione sulla vita quotidiana della piana di San Giovanni fra il primo secolo a.C. e quello d.C.”. Così, tessera dopo tessera, prende forma il quadro generale di questo insediamento romano sull’Isola. Eppure tutto era iniziato nel 2012, quando i ricercatori universitari di Siena sbarcarono su questo luogo alla scoperta dei forni in cui veniva trattato il ferro estratto dalle miniere dell’Elba. Poi, si scoprì che l’escavazione del ferro cessò bruscamente. Ci si imbatté in un repentino cambiamento dell’attività umana che passò dalla coltivazione delle miniere a quella dei campi. Venne alla luce una ‘domus rustica’. Ma non era una abitazione di contadini e di chi era avvezzo a coltivare la terra. Difatti comprendeva una cantina, un piano terra e un primo piano, cui si poteva accedere da una scala presumibilmente di legno i cui fori sulle pareti sono ancora ben visibili. Essa era da considerarsi una villa aristocratica romana vera e propria, con le sue ceramiche, gli stucchi di gusto pompeiano, le decorazioni delle stanze. Tutto quanto l'apparato decorativo della residenza riesumato ora è in corso di restauro presso il Dipartimento di Scienze storiche e dei beni culturali dell' Università di Siena. Fino a quando un incendio con la relativa distruzione del manufatto (non si è mai appurato di che natura fosse stato) non costrinse i suoi abitanti ad abbandonare il sito. Per poi assistere alla costruzione sulla collina del promontorio a quella che diventerà la Villa Romana delle Grotte, attribuita, probabilmente, a Marco Valerio Messalla, condottiero, princeps senatus e fondatore di uno dei più importanti circoli culturali della Roma augustea. In un secondo momento la residenza patrizia passò in eredità al figlio adottivo Aurelio Cotta Massimo Messalino. Ed è qui che da domani i giovani archeologi senesi continueranno (fino al 31 ottobre) gli scavi. Si erano divisi in due squadre, la prima impegnata sulla piana, la seconda invece alle Grotte. Ora si riuniscono. «Non sono mancate anche quest’anno le visite – conclude Franco Cambi – di studenti elbani con i loro insegnanti. È anche passata anche l'assessore regionale alla Cultura e vicepresidente della Toscana Monica Barni, accompagnata dalla collega Cristina Grieco e dall’assessore comunale Nadia Mazzei, per dire a quanta rilevanza è giunto il nostro scavo». —
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