Italia
Cave di Campiglia e Solvay 2 accordi di pianificazione
L’impressione è che la richiesta della società campigliese per la creazione di una nuova cava sul Calvi sia di difficile accoglimento
san vincenzo. L’impressione è che la richiesta presentata dalla società Cave di Campiglia per la creazione di una nuova cava su Monte Calvi sia di difficile accoglimento. Quanto meno perché, per adesso, il Piano regionale cave non riconosce quel perimetro come giacimento. Sembra invece più probabile che vada a buon fine la richiesta di Solvay per l’ampliamento della cava di San Carlo.
Di ufficiale, per adesso, non c’è niente e il percorso è ancora lungo, ma questo è ciò che è emerso dalla discussione tenuta ieri in prima commissione consiliare a San Vincenzo. Le società Cave di Campiglia e Solvay chimica, lo ricordiamo, hanno chiesto al Comune di San Vincenzo la promozione di accordi di pianificazione volti, rispettivamente, alla creazione di una nuova cava di 32 ettari su Monte Calvi e all’ampliamento di 12 ettari del sito di San Carlo. Attualmente sono in corso i procedimenti di valutazione ambientale strategica (Vas) e il Comune di San Vincenzo sta aspettando che le due società spediscano i loro rapporti ambientali, documenti che poi saranno inviati alla Regione in vista di una futura conferenza dei servizi.
Il capogruppo di San Vincenzo c’è, Dario Ginanneschi, ha spiegato che Solvay ha già presentato una bozza di rapporto ambientale. La società avrebbe deciso di ridurre il perimetro di ampliamento inizialmente previsto dal progetto così da tutelare alcune grotte che si trovano sulla collina. C’è anche da tener presente, d’altra parte, che il sito estrattivo di San Carlo riconosciuto dal Piano cave come giacimento non racchiude tutto il perimetro inizialmente indicato dal progetto di Solvay, ma una superficie minore. Ginanneschi ha poi detto che il Comune di San Vincenzo non ha ancora ricevuto alcun documento dalla società Cave di Campiglia, il cui progetto ha già incassato il parere negativo del Comune di Campiglia Marittima. Il no, in questo caso, è dovuto principalmente al fatto che la società, per lavorare, dovrebbe utilizzare impianti e strade presenti sul territorio campigliese. — C.G.
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