Il Tirreno

la voce dei cavatori 

«Siamo delle persone e non una certa quantità di posti di lavoro»

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campiglia. La parola “rischio” utilizzata dalla sindaca Alberta Ticciati non è andata proprio giù ai lavoratori della società Cave di Campiglia. Loro vivono di calcare e vogliono garanzie per il futuro. Non amano, d’altra parte, essere accostati a semplici numeri.

«Non siamo una certa quantità di posti di lavoro, siamo persone», ha detto un cavatore durante l’assemblea pubblica organizzata lunedì 14 ottobre a Venturina Terme. Che ha aggiunto: «La sindaca parla di opportunità e di reimpiego, ma fino ad ora non abbiamo visto alcuna alternativa. Ribadisce poi la necessità di portare avanti un dialogo costruttivo e vuole tavoli di confronto, ma il consiglio comunale ha preso una decisione senza consultare nessuno di noi. Ticciati, inoltre, ha usato la parola “rischio” riguardo al futuro, ma non è giusto parlare di rischio sulla pelle dei lavoratori».

Alberta Ticciati si è scusata per il termine utilizzato, sottolineando che intendeva riferirsi ad una sfida da portare avanti insieme e per il bene di tutti. Non che i cavatori si siano sentiti rassicurati dal chiarimento offerto, perché per loro nessuna nuova autorizzazione significa, in prospettiva, stop al lavoro. Per lo meno a quello di cavatore.

«Andare ad esaurimento dei quantitativi autorizzati vuol dire avviarsi verso la fine delle coltivazioni – ha detto Giovanni Ferrari, Fillea Cgil – Perciò i lavoratori hanno paura di perdere il posto di lavoro. Non vedono, d’altra parte, un’alternativa realizzabile nel breve periodo in grado di garantire loro un futuro. Dobbiamo andare avanti tutti insieme, dialogando e provando a creare percorsi condivisi». —C.G.

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