Gioco
Ecoballe negli abissi di Cerboli, inizia la ricerca: il recupero solo a primavera
Sui fondali di Cerboli 63.000 chili di plastica di vario genere. Il commissario straordinario: «Servirà un bando europeo»
Lo scirocco si è messo di traverso. In mare aperto non ci sono le condizioni per lavorare. La partenza della motovedetta è rimandata a qualche ora prima dell’alba del 17 ottobre. A salpare da Piombino in direzione Cerboli saranno i militari del 5º Nucleo subacquei della Guardia costiera di Genova, a cui è affidato il compito di cercare le ecoballe disperse a luglio 2015 dal cargo IVY, che all’epoca batteva bandiera delle Isole Cook. Si stimano 63.000 chili di plastica di vario genere. Una bomba ecologica, innescata da quattro anni tra silenzi e inerzia.
I militari dovranno geolocalizzare le ecoballe, ovvero indicare per ciascuna le coordinate geografiche e la profondità a cui si trova oltre a fornire indicazioni chiare dello stato di conservazione con riprese video. «Informazioni che sono essenziali per redigere il capitolato tecnico con cui fare la gara per individuare l’impresa che dovrà recuperarle», dice il contrammiraglio Aurelio Caligiore, commissario straordinario del Governo per il recupero delle ecoballe. Che aggiunge: «Servirà un bando europeo e questo allungherà un po’ i tempi, anche se resta fondato l’obiettivo di chiudere l’operazione in mare entro la primavera».
Fare presto è determinante. Che danno hanno subito le ecoballe dopo quattro anni in acqua? Si tratta si involucri esposti all’erosione del mare e delle correnti, e all’azione della pressione che si scarica per 5 chili a centimetro quadrato a quelle profondità di –50 metri. Gli strati di pellicola plastica e le reggette di metallo con cui vengono compattati i rifiuti solidi urbani una volta trattati e frammentati perché diventino combustibile derivato dai rifiuti (Cdr), in particolare quelli a base di materie plastiche, non sono fatte per reggere a quelle condizioni. Lo stato di conservazione può complicare e far lievitare i costi del recupero. «Potrebbe essere necessaria una struttura subacquea per contenere i frammenti di materiale plastico ed evitarne la dispersione durante il recupero», sostiene Caligiore.
Intanto si tratta di chiudere il cerchio e individuare le 44 ecoballe che si trovano sui fondali in prossimità di Cerboli. «È il conto della serva, in mancanza di dati certi si va per approssimazione – spiega Caligiore –. In peso abbiamo stimato che non sono arrivate a destinazione 56 ecoballe e da queste dobbiamo togliere quelle che in questi anni sono state recuperate».
Sul fondale verrà calato una sorta di siluro. Si tratta del side scan sonar per la localizzazione delle ecoballe. A video restituisce l’esatta posizione per latitudine e longitudine. Tutti dati che verranno affinati in un secondo passaggio, circoscritto alle aree in cui sono stati individuati gli imballaggi. «Faremo una lettura del fondale a lento moto, a 4 nodi di velocità, con il sonar che opera a circa 10 metri dal fondale – dice il tenente di vascello Angelo Doria, comandante del 5º nucleo operatori subacquei di Genova –. Dal video è facile capire che si è trovato un’ecoballa per la forma rettangolare che appare e la proiezione di un’ombra, che si deve all’altezza dell’oggetto da cercare».
Nei giorni successivi sarà utilizzato un remote operative veichle, un apparecchio che è in grado di effettuare anche riprese video in alta definizione oltre a fornire l’esatta localizzazione dei materiali da portare in secca. L’area da scandagliare, in prima battuta, considerata la presumibile dinamica della dispersione del carico, è una striscia larga tre e profonda 5 miglia. Qui si procederà su percorsi paralleli. Ogni passaggio richiede circa quaranta minuti. Insomma, per venire a capo della prima fascia del fondale serviranno una ventina di ore in mare. —
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