Gioco
Tragedia in galleria Le indagini per ricostruire la dinamica
La salma del centauro resta a disposizione della Procura Gli inquirenti sono in attesa dei video delle telecamere Anas
san vincenzo. Si attendono i filmati delle telecamere di sicurezza installate da Anas agli ingressi e all’interno della galleria San Carlo. È dalla visione di questi video che gli inquirenti confidano di poter avere elementi utili a ricostruire la dinamica dell’incidente stradale accaduto il 10 ottobre intorno alle 15, 30 in cui è morto il centauro Alessandro Bianchi, 69 anni di Pavia. L’uomo stava viaggiando sulla Variante Aurelia in direzione sud, diretto all’Isola d’Elba. Lo schianto con un autoarticolato, che marciava nella stessa direzione, all’interno del tunnel non gli ha lasciato scampo.
La salma di Bianchi resta a disposizione della Procura della Repubblica di Livorno nella camera mortuaria del cimitero comunale di San Vincenzo. Una prima ricognizione esterna del cadavere è già stata fatta e nelle prossime ore potrebbe essere dato il nulla osta alla restituzione ai familiari. Bianchi lascia la moglie Simonetta Rende, i figli Marcello, Marta ed Erica, e cinque nipoti.
Da pochi giorni Alessandro Bianchi era andato in pensione da notaio. Ma prima di consegnare il sigillo e i suoi volumi, come vuole la prassi prima di chiudere definitivamente lo studio, si era preso qualche giorno di vacanza nell’isola d’Elba, dovela famiglia ha una casa di proprietà.
La dinamica dello schianto resta incerta. E tutt’altro che semplice da ricostruire. All’evidenza di un primo sguardo servono elementi certi agli inquirenti per sgombrare il campo dalle nebbie. L’autista del camion, infatti, non si sarebbe accorto dell’urto. Il colpo e il fumo che racconta di aver visto dallo specchietto retrovisore lo hanno indotto a pensare a uno pneumatico scoppiato. Tanto che ha arrestato la corsa del mezzo nella piazzola a lato della carreggiata subito dopo l’uscita dalla galleria. Anche le testimonianze raccolte tra gli automobilisti che hanno assistito all’incidente non vengono ritenute utili. E comunque non determinanti per la rapidità con cui è avvenuto l’incidente.
Secondo una prima ricostruzione della Polizia stradale il motociclista potrebbe aver perso il controllo della sua potente Kawasaki, cadendo poi sull’asfalto, forse dopo una collisione con il mezzo pesante. Sul retro dell’autoarticolato il violento impatto ha piegato la barra paraurti. La moto, invece, che è ridotta a un ammasso di rottami viene ritenuto uno degli elementi utili per ricostruire l’incidente, con l’ausilio dell’informatica, insieme alle tracce dell’urto e quelle ematiche rinvenute sull’asfalto. Non ci sarebbero invece segni di frenata sulla carreggiata, ma tracce di scarrocciamento su cui fare luce. —
M.M.
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