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In consiglio la proposta da mandare in Regione per trovare l’equilibrio

M.M.
In consiglio la proposta da mandare in Regione per trovare l’equilibrio

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SUVERETO. Le attività estrattive a Suvereto convivono con il territorio senza troppi mal di pancia. Ma qualcosa è cambiato quando nel leggere il Piano regionale cave nelle stanze del Palazzo comunale si è scoperto che nella proiezione dei volumi estratti in un quadriennio si puntava a passare dagli attuali 700.000 metri cubi a 1,6 milioni di metri cubi. «Ci sembra una sproporzione – dice il sindaco di Suvereto Jessica Pasquini –. Non si tratta di impedire il lavoro di cava ma di chiedere un riequilibrio». Tradotto, si tratta di contenere un’attività che altrimenti finirebbe per entrare in conflitto con le aziende vitivinicole e il futuro parco termale. Attualmente sono due le imprese che operano su altrettante concessioni nell’area di Monte Peloso da cui si

L’amministrazione comunale suveretana porta all’esame del consiglio comunale di questo pomeriggio la proposta di osservazioni al Piano regionale cave, dopo averla illustrata in sede di commissione il 9 ottobre. In pratica, si punta a far valere la previsione di un parco termale in località Notri e Montepeloso e se i nuovi perimetri di cava restassero quelli previsti dalla Regione finirebbe per trovarsi nelle immediate vicinanze due aree giacimenti che se sfruttate avrebbero un impatto negativo sull’attività turistica. L’area estrattiva, infatti, oltre all’inevitabile impronta sul paesaggio si accompagnerebbe all’aumento del traffico di mezzi pesanti. Da qui la richiesta di escludere alcune aree dal Piano regionale. Ma c’è dell’altro. Si fa pesare la forte vocazione agricola e la presenza di aziende vitivinicole attorno ai giacimenti individuati dal Piano nella zona nord ovest di Monte Peloso. Insomma, l’espansione dell’attività estrattiva in queste aree sarebbe un elemento di criticità.

C’è anche un’altra carta che l’amministrazione comunale di Suvereto ha intenzione di far pesare e muove dall’intenzione di prevedere negli strumenti urbanistici il parco fluviale del Cornia. E non sfugge la vicinanza del fiume alle aree individuate come giacimento. Anche in questo caso si chiede di ridurre l’area in cui si prevede l’attività di cava per salvaguardare la biodiversità che si andrebbe a perdere con la riduzione della macchia mediterranea. Insomma, si punta a far pesare le valenze naturalistiche e paesaggistiche di quel tratto di fiume. Tra l’altro nel caso in cui la parte nord del giacimento non venisse deperimetrata dalle zone in cui espandere le cave si chiede in alternativa di classificarla come giacimento potenziale. Una soluzione che consentirebbe al Comune di Suvereto un’analisi approfondita dell’area nell’ambito dei propri strumenti urbanistici comunali. — M.M.

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