Gioco
I mitici anni Novanta e la passione sfrenata per il Rallye dell’Elba nel tema del Baluardo
Il rione più vincente della Festa dell’uva questa volta non sfonda Ma l’ambientazione ha regalato sorrisi e tanto divertimento
IL RACCONTO
Stefano bramanti
Concludiamo la panoramica del dopo Festa dell'uva 2019, ventiquattresima edizione e quindi si va, con la prossima edizione del 2020, a celebrare un quarto di secolo di questo evento folkloristico e culturale di notevole portata.
Nel concludere la carrellata dei rioni, raccontiamo l'ultimo in classifica, vale a dire il Baluardo, che da qualche anno non riesce a spuntarla sugli altri (Fortezza, Fosso e Torre), sebbene sia quello che ha vinto più volte nel corso di questi decenni, nove volte. Ecco il commento del caporione del Baluardo, colore sociale amaranto, Lorenzo Pazzagli. «Quest'anno abbiamo voluto "osare", – commenta Chiara Marotti, che presenta la trasformazione del quartiere alla giuria nella domenica, quando vengono aperti uno ad uno i quattro rioni che hanno creato sceneggiature che portano indietro nel tempo, di anni e a volte di secoli, i visitatori – L'abbiamo fatto proponendo un periodo relativamente recente, mettendo al centro della ricostruzione l'elemento Terra. È dall'amore e dalla passione per la terra che si ricava il "nettare degli dei", tanto caro agli abitanti dell'Isola e agli ospiti».
Un modo diverso di mettere in relazione la vendemmia con episodi da rappresentare nel quartiere, con trasformazioni in costume d'epoca, recitazioni, ambientazioni ricreate. Una scelta che non ha pagato e non è stata apprezzata dalla giuria abbastanza, come dimostra il risultato. In ogni caso non è mancata l'arte e la passione e anche la bravura nella esposizione del Baluardo che ha portato tutti al 1993 collegando quell'amore per la terra, che poi produce il vino con la nota manifestazione sportiva del Rallye che si svolge ogni anno all'Elba e in quell'anno si realizzò l'ultima edizione con i motori rombanti, sfreccianti proprio sulla terra o come si dice nello sterrato, facendo le prove più spettacolari con bolidi che sbucavano dalle curve con sullo sfondo lo spettacolo dell'azzurro del cielo e del mare. E quell'anno vinse il noto pilota Dario Cerrato, che in diverse prove era stato insidiato dal compianto Claudio Caselli, il campione elbano prematuramente scomparso. «Per tutta la popolazione elbana e per i capoliveresi– prosegue Marotti nella sua relazione–il tempo del rally era vissuto come un periodo di massima libertà: le scuole erano chiuse, gli uffici avevano un alto numero di persone in ferie. Chi andava a lavoro, i pochi, lo facevano dopo aver passato la notte sulle prove speciali.
La gara si svolgeva di notte e di notte si doveva seguire». Molto bella e in grado di suscitare forti emozioni è stata la sfilata del rione Baluardo in piazza Matteotti, quando sono entrati insieme a tutti i figuranti restanti vari vespini con i quali si andava a raggiungere i luoghi delle prove speciali e quindi l'apparizione della Lancia HF tutta bardata . E di sottofondo gli altoparlanti lanciavano le canzoni del 1993 come quelle degli 883 e "Ci vuole un fisico bestiale" di Luca Carboni. —
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