Il Tirreno

La vendemmia paesana di più di un secolo fa, quando Capoliveri lottava per l’autonomia

Stefano bramanti
La vendemmia paesana di più di un secolo fa, quando Capoliveri lottava per l’autonomia

Il rione del Fosso si è piazzato al terzo posto alla Festa dell’uva Apprezzata l’ambientazione del quartiere tornato agli inizi del ’900 

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il racconto

Stefano bramanti

Terzo classificato il rione Fosso nella 24ª Festa dell'uva capoliverese, un borgo guidato dal caporione Giuseppe Martino. Un quartiere, colore sociale il verde, che purtroppo da 10 anni non riesce a vincere il Bacco, il trofeo che conquista il quartiere vincitore, costituito dalla statua in vetroresina, realizzata dal maestro Antonio Cerica di Viterbo, pittore e scultore. Un fatto che di certo pesa ai contradaioli che ogni anno si prodigano al massimo per realizzare trasformazioni ben fatte, e infatti sono state molte le rappresentazioni notevoli, come quella in cui fu riprodotto il clima duro della seconda guerra mondiale, o addirittura le scene dell'invasione del 1500 del pirata Barbarossa.

I successi di questo rione, nella manifestazione del paese collinare, oltre quello del 2009, risalgono al 2000 e al 2008. Quest'anno il rione, posto subito sotto piazza Matteotti, ha sfiorato per un punto il secondo posto avendo realizzato un bella trasformazione, con un tuffo nel passato di oltre un secolo. La giuria e poi gli innumerevoli visitatori, che hanno invaso il rione alla domenica, hanno trovato scene in grado di ricreare atmosfere di certo ben lontane nel tempo, grazie ai figuranti, le comparse e gli attori, abbigliati di conseguenza. «Abbiamo voluto riportare alla memoria di tutti – ha detto Martino – un episodio storico di grande importanza. Un periodo difficile, nel quale Capoliveri era ancora una frazione di Portolongone, ora Porto Azzurro, il tempo a cavallo tra la fine 800 e gli inizi del 1900. Ma i nostri concittadini di allora volevano conquistare l'autonomia e diventare un vero e distinto comune. Rivendicazioni sempre più decise avvenivano e nel 1907 la meta fu raggiunta». Un fatto raro, infatti: si può dire che diversamente dal solito l'autonomia municipale salì in collina, anziché scendere verso il mare, come era successo per gli altri comuni elbani. Nella relazione del rione si legge. «Il territorio di Capoliveri, benché ricco di giacimenti ferriferi, non era mai stato sfruttato da un punto di vista economico se non saltuariamente e soltanto da parte dei privati. Si affermarono e si inserirono sul territorio le idee socialiste e anarchiche, attraverso alcuni personaggi di provenienza per lo più forestiera e già ideologizzati. Nacque il contrasto fra capitale e lavoro, maestranze e padronato. Le miniere si svilupparono rapidamente con l’apertura di tutta una serie di cantieri, ma con poco riguardo per gli operai, sottoposti a turni di lavoro pesanti e ad una disciplina marcata. In questo tessuto ha influenza notevolissima la predicazione di Pietro Gori, anarchico, di famiglia parzialmente elbana, che più volte visitò Capoliveri trovandovi adesioni molto numerose. Questa pagina del movimento operaio a Capoliveri viene scritta nel tempo anche dai socialisti e dai cattolici, da cui poi nasceranno, sotto il profilo sociale, le leghe operaie socialiste e cattoliche, che si misureranno fra loro, ma sempre lavorando per una emancipazione». —

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di Redazione web